Erano da poco passate le 19 quando mi son ricordato che mi ero dimenticato. Mi son reso conto che non avevo pranzato ma ero stato dalle 8 in poi a picconare senza interruzioni per cibo o liquidi (e questa è la cazzata più grossa).

Mentre la metropolitana passava la stazione di Novokuznietza lo stomaco ruggiva: ho dovuto prendere una veloce decisione tra il blasonato ristorante con vista sul Cremlino all’ultimo piano dell’ostello dove dormo, o una pizzeria (si, “pizzeria”) 50 metri oltre. Ho dato una svolta economicamente conservativa alla mia alimentazione, complice forse anche un po’ di nostalgia dei sapori di casa.

Only cash” è stato il benvenuto della ragazzotta che mi ha accolto, ignorando il mio “Dobre vech, ya mogi poodebath” che nei vaghi ricordi linguistici del cirillico mi pareva potesse dire “ciao, vorrei cenare”. Ovvio le abbia risposto “Peccato, speravo di poter pagare in diamanti, ma sarà per la prossima volta” e alla sua faccia interdetta ho confermato “Da, only cash, net kredytoy karty” (“solo banconote, che la plastica non è ecologica”).

Mi ha fatto schivare due che stavano bevendosi un cappuccino in bicchiere con la cannuccia, mettendoci lo stesso stile che sulla spiaggia di Cayo Largo per un moquito, ma non è il caso di andar per il sottile: anche questi locali (come gli arabi) non hanno alcun sense of humor e si imbizzarriscono se li prendi troppo per il culo.

Ho optato per una margherita senza particolari danni quando è entrata una coppia decisamente confidente nei propri fisici.

Lei indossava i contrafforti della cattedrale di Notre Dame a Parigi ai piedi, che definirle scarpe a tacco alto sarebbe come chiamare villetta a schiera il Burji Khalifa. Un paio di pantaloni che aderivano talmente da lasciare comprendere senza ombra di dubbio un’accurata depilazione (che anche un pelo sulla gamba non ci sarebbe stato, facendo esplodere le cuciture), un top bianco con una giacca a fiori. Il seno deve aver avuto un impianto infrastrutturale interno ed esterno tale che avrebbe potuto tranquillamente esporre due vasi di gerani, concorrendo per la villetta dell’anno in Alta Val Badia. Un biondo accecante del capello unito a un rossetto vermiglio completavano l’effetto.

Ha attraversato l’aria fendendola con consapevole e sicura indifferenza.

Lui a prima vista mi poteva sembrare appena sceso da un sottomarino nucleare dell’era di Ottobre Rosso: sotto una barba da 18° a dritta esponeva fisico e muscoli, guardando intorno con un’area di ostentata sicurezza. La “prima vista” da marinaio poi veniva modificata in “homus holigarcus” quando ho notato che al polso indossava il Big Ben , usando Lamborghini come lancette e pepite da due chili per segnare le ore sul quadrante. Si poteva facilmente intuire l’autista rimasto fuori a sonnecchiare  nella Range Rover nera blindata.

Ha attraversato l’aria definendo il suo territorio, guardando tutti negli occhi, compreso il sottoscritto mentre mi stavo infilando 1/8 di pizza in bocca. Si sono seduti ad un tavolo con divano in modo tale che l’Imperatore Nerone, al confronto, faceva esercizi di corretta postura per videoterminalisti durante i suoi banchetti. “Ostentare” è un vocabolo che praticano con accurato spelling, mentre hanno cominciato una rumorosa ilare conversazione per accertarsi di avere comunque catalizzato l’attenzione della dozzina di derelitti degli altri tavoli.

Ho finito pizza e birra, 1.250 rubli compreso servizio e mancia: 16 euro. Mi sono alzato e, senza volerlo, son passato vicino alla coppia. Lui mi ha guardato con distrazione. Poi ha dovuto continuare ad alzare lo sguardo rendendosi conto che ero almeno una volta e mezzo lui, con ai piedi un paio di Asics arancioni, il polpaccio nudo della braga corta onnipresente e la polo patacca. Mi ha squadrato come un carpentiere che deve foderare un armadio quattro stagioni, con un briciolo meno di sicurezza fisica. Ho vissuto da queste parti per tre anni, mai una volta che mi abbiano importunato o fermato: la mia aria mite fa sembrare Gandhi un cage-fighter.

Foto? due passi per buttare giù la pizza, ancora un po’ di musica e un caffè dalle parti del Bolshoi …

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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

11 Comment on “Pizza “Neapolitano”

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