Si, Beria, ci sono quasi davanti. Si, ho capito, certo che te lo saluto e gli dico che stai scodinzolando. No, non ti sto prendendo in giro, credimi, lo so che ci tieni“.

Avere un cane vetero-comunista che mi costringe a passare a salutare da parte sua lo Zio Vladi è qualcosa che mi da un misto di orgoglio politico e di preoccupazione per la mia salute mentale: essere poi in linea con lei via skype mentre sto camminando sulla Piazza Rossa, con alla mia sinistra i magazzini Gum (Glavnyi Universalnyi Magazin) e costeggiando a destra le mura del Cremlino diretto verso il mausoleo è una cosa che mi convince io debba ricorrere a qualche buona terapia, magari a base di Sangiovese.

Si, perchè lo Zio Vladi per Beria è all’anagrafe Vladimir Ilyich Ulyanov detto Lenin che, tranne in pochi periodi durante gli ultimi 90 anni, rivoluzionariamente riposa nel suo mausoleo sulla Piazza Rossa di Mosca.

Zio Vladi si è spento il 21 Gennaio 1924 e due giorni dopo l’architetto Aleksey Shchusev fu incaricato di erigere una tomba  difronte al Kremlin: gli fu anche dato il suggerimento di spicciarsi o avrebbe potuto costruire cattedrali di ghiaccio in qualche gulag siberiano. Con motivata efficienza il 27 di Gennaio (in 5 giorni da “bozza di idea” a “costruzione finita”) venne terminata la realizzazione del primo mausoleo, in legno e il 30 Gennaio la salma di Lenin venne esposta: 100mila persone sfilarono nelle settimane successive, nell’inverno moscovita per rendere omaggio al compagno Ilyich. Un picchetto d’onore venne posto a guardia della salma, e ci rimase per i successivi 70 anni.

Il patologo Alexei Ivanovich Abrikosov fu incaricato di preservare la salma di Volodya (l’affettuoso nickname che Lenin aveva da ragazzino), e grazie a uno speciale composto con anche vodka come componente (ma che caso!) scoprì che i processi naturali potevano venire ampiamente bloccati e si poteva estendere la conservazione in uno stato simile al colore naturale della pelle molto più a lungo del previsto. Nel 1930 quindi si arrivò alla realizzazione del monumento in marmo e grafite che vediamo adesso con pochi adattamenti.

No, Beria, non posso chiedergli di lanciarti una margherita, è come dire un filo ‘bloccato’. No, una foto non te la mando che non c’è la luce che mi piace, magari ripasso di qui sabato mattina prima di andare in aeroporto.

Foto? Ieri mattina, andando in ufficio …

moscow 4

It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

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