Uscito dal vagone ho visto che pochi secondi prima era arrivata la metro sul binario opposto, e una sola delle tre scale mobili era attiva in salita. Chiaro si sia formato subito un ingorgo di commuters moscoviti.

Ho tirato fuori il polpaccio atletico e son partito deciso sulla corsia di sinistra dove, da queste parti, si da spazio ai pazzi che salgono o scendono le scale mobili al trotto. Bisogna ricordare che la metropolitana qui è stata costruita anche considerando le minacce nucleari della Guerra Fredda e alcune delle stazioni sono collocate in decisa profondità per resistere ai megatoni che sarebbero potuti arrivare balisticamente.

Bello avere nozioni storiche: quello che mi avrebbe fatto anche piacere sapere prima di essere partito con un deciso gesto olimpico (in rigido completo giacca&cravatta da bravo ragazzo con i pantaloni con la piega) è di essere nella più profonda stazione metropolitana del mondo, ben 97 metri sotto la superficie. Cazzo.

Mi avrebbe fatto anche piacere sapere che stavo per affrontare la più lunga scala mobile del mondo che, con i suoi 126 metri di lunghezza, sfodera 740 cazzo di gradini. Cazzo. Uno ci mette oltre 3 minuti ad arrivare in cima.

Dopo la prima cinquantina di gradini ho alzato gli occhi verso l’alto e ho visto l’infinito e oltre.

Ho iniziato a sperare  di vedere qualcuno che bloccava la corsia dei pazzi e avere così la scusa di mollare il colpo senza perdere la faccia. Un cazzo. Libera come un binario luccicante, con sguardi che sommessamente annuivano pronunciando “uvazheniye” (rispetto) a sottolineare l’impresa eroica. Ovvio non potevo darmi per vinto.

Novello Alexey Stakhanov, minatore socialista eroe del lavoro, ho continuato a pompare scalino dopo scalino, sollevando con indomita fierezza i miei 120 chili su ogni gradino. Il mantra di bestemmie che mi accompagnava da metà strada in poi è stato scambiato per profonda fede tibetana da un paio di tipi che mi hanno salutato a mani giunte.

Sono arrivato in cima senza fermarmi, ma mi potevano mungere acido lattico vista la partenza a freddo. Ci fossero stati altri 20 gradini sarei stramazzato: avevo le orecchie che sparavano fuori vapore acqueo come le motrici della Lokomotiv Moscow, che prima di essere un club calcistico è stato il circolo ferrovieri della capitale.

Foto? Ovvio, la metropolitana di Mosca …

metro moscow

It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

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