Un’ora: 6.400, 4.000, 2.000, 1.000

Un’ora d’aria ieri: sono passato a trovare prima David – per parlare di hedge come stile di vita, e di felicità come prodotto finanziario – e poi da Ryu – vestale nella religione della Signora Tedesca a Telemetro – a sentire cosa mi aspetta con la M10 che tra qualche settimana avrò tra le mani, assieme ad un nuovo Summilux 35mm.

Un’ora e forse un po’ di più, camminando per una Milano che negli angoli risuona con gli strumenti più disparati: chitarre elettriche e acustiche, trombe, clarinetti e ance assortite, fisarmoniche, percussioni e addirittura un’arpa nella stazione della Metropolitana di San Donato.

Per le mani una “ragazzina” Giapponese full-frame, compatta, complessa con la sua serie di dannate amenità elettroniche, con un veloce autofocus e una capacità di salire nella sensibilità da 50 a 64,000 ISO con naturalezza. Il suo occhio, il suo vetro, è un’ottica fissa è una Zeiss 35/2 che non avrà i colori caravaggeschi dei Summilux, ma riesce a farsi rispettare malgrado il cocktail di luci artificiali faccia suicidare qualsiasi taratura del bianco.

Foto? Solfeggi con una sensibilità che sale da 1.000 a 6.400 ISO, e vi lascio indovinare quali siano …

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8 commenti

  1. Altri 10.000 €. a Wata ? Forse una moglie ti costerebbe meno.
    (io gli ho appena comprato una Olympus Pen F per 800, e non va male)

    1. Consideriamolo una donazione ecclesiastica, per la Religione del Telemetro Rivelato …. e poi vendo M240 e M6, con un 50 e un 35, quindi il saldo netto è più da comuni mortali.

  2. Bellissime le foto, ma, presupponendo che non stessero suonando nei luoghi pubblici solo per trovare estimatori, trovo estremamente triste il contenuto, siamo passati dalla Milano da bere del periodo di San Bettino da Hamamet, alla Milano da: “mangiare?”

    1. Ci son sempre stati i suonatori di strada che raccolgono donazioni: nel Periodo del Garofano Rosso accettavano solo carte di credito e bonifici in paradisi fiscali però …

  3. William Shakespeare
    Sonetti (LXVI)

    Stanco di tutto, imploro la pace della morte,
    Stanco di vedere il merito nascere sempre mendico,
    Ed a festa parati i buoni a nulla,
    E la più pura fede sciaguratamente tradita,
    E svergognatamente gli alti onori male attribuiti,
    E la casta virtù con brutalità prostituita,
    Ed in disgrazia iniqua l’integra rettitudine calpesta,
    E fiaccata da colpi mancini l’energia,
    Ed dall’autorità messo all’arte il bavaglio,
    E regola dettata all’estro da sdottoreggiante pazzia,
    E la semplice verità scambiata per semplicità,
    E al male capitano, subordinato il bene in servitù:
    Stanco di tutto, andarmene vorrei da tutto
    Se, morendo, il mio amore no dovessi lasciare solo.

    1. Cazzo, fiocinata di ottimismo stamani, fratello mio! Che, ti è finita la carta igienica e te ne sei accorto quando era ormai troppo tardi per tornare sui tuoi passi?

      1. Ahimè si, c’era solo la cassetta degli attrezzi con fogli di carta abrasiva.

      2. Spero tu abbia doverosamente recitato Jacopone da Todi nel momento della pulizia …(questo per dare una matrice culturale al nostro scambio di pensieri)

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