4:22

Welcome to Dubai, local time is 4:22 in the morning“, è stato l’annuncio che ha confermato il termine del volo che mi ha portato dall’Angola fino negli Emirati, attraversando la Democratic Republic of Congo, il South Sudan, l’Ethiopia, la Somalia per poi allargare il giro ed evitare le nuvole di missili sopra lo Yemen per tagliare l’Oman e poggiare le ruote sulla pista mentre in lontananza si poteva vedere la siringa nel cielo, all’epoca il Burji Khalifa.

Questo giro ho ciccato il fuso orario in modo clamoroso. Le prime avvisaglie ci sono state quando – Mercoledì sera – ho concordato l’orario per un’intervista per le 12 di Venerdì, e la persona dall’altro capo del filo mi ha detto “Ottimo, stessa ora di London!“. E per fortuna che non ho voluto infierire facendo il saccente, che per me Luanda era sul CET, quindi stessa ora di Parigi, Berlino, Borgo Panigale e Velletri (democrazia e populismo dei fusi orari, neh!).

Poi giovedì mattina ho incrociato un’avvocato americana che aveva condiviso con me le gioie dell’immigrazione nella lingua di Vasco de Gama e Antonio Salazar: “I want to go for a short run on the sea front” (voglio fare una corsetta sul lungomare) mi ha detto, e dopo la mia risposta ottimistica “You then gonna be robbed, raped, beaten and killed before than 7:30am” (non sopravvivi manco fino alle 7:30), aveva guardato l’orologio e mi ha risposto “Breakfast?” facendomi capire che è una che impara in fretta.

Quindi stamani, mentre l’annuncio vergava l’ora ufficiale, continuavo a guardare l’orologio che – ancora non sincronizzato – impietoso mi diceva che era l’1:22 di mattina, che avevo dormito forse 2 ore, che avrei dovuto aspettare altre 5 ore in aeroporto prima di prendere un altro aereo che – nella direzione verso Praga – mi conceda un sabato sera e un pezzo di domenica non lavorativa a discutere di politica estera con Nyla.

Giornata in salita. L’essere arrivati al gate C68, e avere la coincidenza che parte dall’A1 in un aeroporto a sviluppo lineare come quello di Dubai mi ha strappato la bestemmia geolocalizzata nel Paese dei Castelli di Sabbia. Ho arrancato per un paio di chilometri, usando una tessera frequent flyer (lampeggia visto lo status stellare) come le Tavole della Legge di Mosè, separando orde di passeggeri come se fossero le acqua del Mar Rosso: doccia, eggs benedict e si comincia a lavorare su un complesso di KPI sull’innovazione, che è un lavoro interessante e divertente su serio, cazzo!

Foto? Uno stop nel percorso …

 

 

It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

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