Roland the Headless Thompson Gunner

Sono partito di prima mattina dal Paese dei Castelli di Sabbia, e tagliando a metà la Penisola Arabica rincorrendo il sole, sono entrato nel Paese della Lingua Amarica, che con i suoi 260 caratteri simbolici si muove nello stesso ceppo delle scomparse forme di comunicazione verbale della Mesopotamia, dell’Aramaico, del Semitico e dell’Arabo.

È stato subito dopo aver lasciato alla mia sinistra il Lago Victoria che ho cominciato, con l’approssimarsi dello spazio appartenente alla DRC, la Democratic Republic of Congo, a ricordare il motivo di una ballata.

L’arrangiamento pare abbia il sapore della Guinness, ma la storia che racconta è invece basata proprio da queste parti.

Roland was a warrior, From the Land of the Midnight Sun
With a Thompson Gun for hire, Fighting to be done
The deal was made in Denmark, On a dark and stormy day

[Roland era un Guerriero, dal Paese del Sole di Mezzanotte]
[con un fucile Thomson, era un mercenario, che combatteva dove serviva]
[arruolato in Danimarca, durante uno scuro giorno di tempesta]

La canzone, composta nel 1977 da Warren Zevon e David Lindell, parla dei mercenari nelle bush-wars Africane che hanno attraversato gli anni ’60. Il protagonista e’ un soldato Norvegese, con la reputazione di essere il migliore nell’usare il fucile mitragliatore Thompson (reso famoso dai gangster di Chicago), che la CIA decide di eliminare servendosi del tradimento di un suo commilitone, Van Owen, che gli fa saltare la testa. Roland, diventato uno spettro, insegue Van fino a quando in un bar di Mombasa lo uccide. Continua poi a vagare di conflitto in conflitto, come un vascello fantasma, apparendo in Irlanda, in Libano e Palestina, e a Berkeley dove Patty Hearst, che aveva fondato il Symbioanese Liberation Army proprio in California, lo aveva assoldato: ma questa è un’altra storia che vi racconto più avanti.

È stato come aprire il tappo a corona di una bottiglia di Cuca, la birra Angolana che ho sul tavolo difronte a me, qui a Luanda adesso. I ricordi si sono mescolati, affiorando come spuma effervescente. La canzone menziona gli anni 1966/67, ma i fatti che l’hanno ispirata mi sembrano più legati alla Ribellione dei Simba del 1964.

Dopo la conquista dell’indipendenza dal Belgio, che aveva lasciato – negli anni di dominazione – milioni di morti suscitando addirittura l’indignazione delle altre potenze coloniali, e l’assassinio nel Gennaio del 1961, a Katanga, di Patrice Lumumba – Primo Ministro del Congo Indipendente – ad opera di Vubu e del suo alleato politico Mobutu, le provincie nell’est del paese si sollevarono in una secessione, dando vita alla Free Republic of Congo con Stanleyville capitale (oggi Kisangani). Il nuovo stato venne riconosciuto e sostenuto da Russia e China, a contrastare l’appoggio Americano a Mobutu.

Dopo il fallimento del tentativo di conciliazione sponsorizzato dall’UN, durato ben tre anni (andatevi a vedere il film l’Assedio di Jadotville su questo), e il dissolvimento politico del nuovo governo indipendente, il dialogo passò alle armi, e quando questo succede, soprattutto in Africa, le conseguenze sono sempre drammatiche. “Simba”, prima che con la Disney, ha sempre indicato il leone in lingua Swahili, ed è stato da quest’area che il reclutamento di un esercito ha avuto inizio. La matrice politica, con un vago riferimento Maoista, lasciò addirittura perplesso Che Guevara, che di rivoluzioni se ne intendeva, e che guidò nel paese a partire dall’Aprile 1965 un gruppo di 150 “rivoluzionari d’elite” a supporto dei Simba. Anche la storia della delusione politica e militare del Che in questa parte d’Africa merita di essere raccontata, in un altro post.

I Simba acquisirono velocemente terreno, facendo arretrare l’esercito regolare ANC (Armée National Congolaise), ma il diffondersi della ribellione fece svanire coordinamento e controllo, in un paese animato da profonde rivalità etniche e tribali. Il nuovo Primo Ministro Congolese, per contrastare la situazione organizzò il trasporto aereo delle truppe che l’avevano sostenuto durante la guerra coloniale contro il Belgio, esiliate in Angola, e al loro rientro unì oltre 200 mercenari, Francesi, South Africani, Tedeschi, Inglesi, ma anche qualche Scandinavo e Italiano, e qui finalmente mi ricollego alla canzone che avevo in testa

Nell’Agosto del 1964 le sorti del conflitto si erano ribaltate, e l’esercito regolare, supportato dalle forze mercenarie, cominciò una battaglia strada dopo strada di Stanleyville. Le truppe ribelli cominciarono a rastrellare ostaggi tra gli occidentali, riunendoli nell’Hotel Victoria: questo diede l’opportunità al Governo Congolese di richiedere il supporto a Belgio e Stati Uniti, che con un’azione combinata di truppe e aerei, prima liberano o quasi tutti gli ostaggi e poi organizzarono un ‘evacuazione, denominata “Operazione Dragone Rosso”, portando fuori del paese oltre 1.800 occidentali e 400 congolesi.

Mobutu, l’anno successivo, nel 1965, si sbarazzò del fastidio di avere un pseudo-governo, e con un colpo di stato diede l’avvio a quello che la storia ricorda come una “cleptocrazia”, dove l’arricchimento personale alle spese della nazione diventò istituzionale, sfruttando le ricchezze minerarie della DRC: la fortuna sottratta al paese viene valutata tra i 4 e i 15 miliardi di dollari dell’epoca. Famosi furono i suoi viaggi-shopping a Parigi, a bordo del Concorde noleggiato per l’occasione. Non contento, in una tendenza verso l’autenticità nazionale, cambiò anche il nome del Paese in Zaire.

Inutile raccontarvi la violenza e i massacri perpetrati da entrambe le parti durante questa lunga fase storica: si trovano però delle eccellenti testimonianze giornalistiche, di questa e di altre tragedie Africane. Mario Dondero é stato tra quelli che meglio hanno raccontato questo continente, ma questa storia la lascio raccontare a Ryu, mentre continuo a sentire in testa la canzone di Roland the Thomson Gunner, che trovate qui, in una cover che mi piace particolarmente: video

Foto? Dopo 8 ore dentro un sigaro volante, una passeggiata con la Signora Tedesca a Telemetro si impone …

 

 

 

10 commenti

    1. Nella foto o nel racconto?

      1. Nella foto, ovviamente.
        (Capisco però la tua puntualizzazione: del fiume di sangue da superare perfino quello dei dollari rubati…)

  1. Dimenticavo la cosa forse più importante: è una gran bella foto, la signora tedesca ha reso bene.

    1. Adulatore! Dovrei riscire a scattare qualcosa d’altro nei prossimi giorni, stay tuned!

  2. Sei un libro di storia e spacciatore di immagini

    1. Adulatrice articolata …

  3. Ciao Maurizio
    leggo sempre con piacere questi tuoi ‘tuffi nella storia” di questo nostro massacrato mondo; avendo l’età che ho, ricordo bene quello che tu con dovizia di particolari hai scritto. Una lunga e sanguinosissima pagina di quel paese… e purtroppo neanche l’unica.
    Pensavo di veder immagini della bianca&nera Tedesca; questa proposta è molto bella e particolare, dimostra di una civiltà moderna che si mescola con i sapori antichi.

    1. Grazie Giuseppe, sono a spasso per l’Angola con la M10, e domani – prendendomi qualche ora libera – vado a vedere qualcosa di particolare da queste parti. Ho scattato però delle immagini interessanti con Bianca&Nera al Louvre, usando solo un’apertura f1.1 … magari nei prossimi giorni le pubblico.

  4. bella, facci(mi) vedere!

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