Lo Zen e l’Arte della Guida nel Paese dei Castelli di Sabbia

Se avessi saputo che ai semafori partivi con questa accelerazione, mi sarei messo la tuta anti-g dei piloti da caccia“, dico al tassista che sta pilotando a fianco, sperando ancora che il sarcasmo sia un’arma più tagliente del machete, ma il “WHUUT?” che tradisce la sua provenienza dalla bassa Nigeria, mi fa capire che forse essere più diretti mi farà arrivare vivo a destinazione.

Il rapporto con l’autovettura, qui nel Paese dei Castelli di Sabbia, è pesantemente ormonale, trasversalmente sia a razze che a ceti, con dei picchi nei locali che guidano SUV dalle cilindrate navali, in chi fa un commuting esasperato tra i due Emirati (Chicala & Potere Federale) a bordo di instabili scatole di latta di fabbricazione Koreana, o negli ingorghi di Rolls e Bentley che talvolta trovo vicino alla mia miniera.

Quando vivevo qui all’inizio degli anni 2000, l’indice di mortalità per incidenti stradali era una mattanza: la gente girava a proiettile, ignorando l’uso di qualsiasi altro comando che non fosse l’acceleratore o l’aria condizionata. Poi hanno lanciato, come fossero bombe a grappolo, delle speed-cam (“autovelox”) su tutto il territorio federale, stabilendo precisi limiti di velocità, e costringendo a pagare le multe attraverso una registrazione annuale delle autovetture (pena il sequestro), e più recentemente legandolo anche al visto, obbligatorio per risiedere e lavorare da queste parti.

Il risultato, nei primi anni, è stato che la gente faceva delle tirate incredibili tra un autovelox e l’altro, per poi inchiodare davanti alla fotocamera, e ripartire a palla: i tamponamenti erano un macello quotidiano. La cosa è stata risolta con una densificazione delle telecamere di monitoraggio, che adesso praticamente trovi quasi ogni chilometro sulle strade principali, e la registrazione delle targhe e della loro velocita’ sia in avvicinamento che in allontanamento. Questo ha abbassato la percentuale di chi guida in modo criminale, ma non l’ha azzerata.

Tornato a vivere stabilmente qui nel 2014, avevo tentato di applicare la mia coscienza ecosostenibile, rinunciando alla macchina e dichiarando “solo mezzi pubblici e al massimo qualche taxi“.

Ecosostenibile per un cazzo, son durato meno di due mesi: impossibile vivere qui senza avere 4 ruote sotto il sedere.

Dopo un paio di esperienze dionisiache, che mi son costate una raffica di contravvenzioni, ho la polvere che si accumula sul selettore “sport” della carretta tedesca che guido, tanto che ho pensato di sostituire il cavallo nero, al centro dello stemma della casa automobilistica, con un più consono cammello.

Ma io non faccio storia, come dicevo sopra c’è ancora una larga fascia di automobilisti che rischiano di ammazzarti.

Ti arriva da dietro, mentre sei sul filo del fuorigioco dei 140 kmh, un’astronave dai vetri oscurati lanciata ben oltre la velocità della luce, che tenta di vaporizzarti usando gli abbaglianti come fossero cannoni fotonici.

Punta al terrore, e inchioda solo a pochi centimetri dal tuo paraurti, incollandosi fino a quando non ti butti da parte, o riesce a sorpassarti sulla destra, facendoti poi pagare l’affronto frenando di colpo, appena ti è davanti, mettendo a dura prova più che i tuoi riflessi, quelli degli automobilisti che ti seguono che sbattono la faccia sulla tua targa per tentare di evitarti.

Comportamento simile, in una sorta di “vorrei ma non posso”, quando scatolette di latta semoventi, che vibrano allo sconquasso quando passano i 100, ti lampeggiano da centinaia di metri di distanza, ignorando spesso il fatto che il traffico non ti conceda di onorare il loro “diritto di tirare dritto”. Buffa la situazione poi, quando spostandoti vengono investiti dal flusso d’aria che non gli copri più, che li fa rallentate sensibilmente provocandogli un travaso di bile, e pigiano sull’acceleratore bucando il fondo della macchina per riprendere velocita’.

I gesti di disappunto, quali stringere la mano a pugno, lasciando svettare un unico solitario dito, sono puniti per legge ai sensi della condotta indecente, con l’arresto, la condanna da scontare nel paese, e la successiva espulsione e deportazione. L’anulare e’ meglio usarlo a scopri ricreativi nel naso.

I semafori sono poi la partenza di un gran premio, anche se il successivo incrocio a poche centinaia di metri è più visibilmente rosso delle bandiere nelle vecchie e rimpiante Feste dell’Unità. Tutti, tassisti in testa, sgommano a chiodo come non ci fosse un domani, costretti poi a tirare i ferodi rossi per rifermarsi al semaforo dopo.

Leggenda o verita’ poi vuole che ti multino se hai la macchina sporca: di questo non ho trovato traccia, ma di sicuro tutte le auto (con la mia come parziale eccezione) sono tirate a lucido, ed esiste un fiorente business non solo di autolavaggi nelle stazioni di servizio, ma anche di lavamacchine che girano per i parcheggi (sia nelle mall che in ufficio e a casa), e per una cifra che va dai 4 ai 10 euro ti tirano a lucido la carretta.

Foto? Car Washer davanti a Marina Mall oggi pomeriggio ….

Car Wash-1Car Wash-2Car Wash-3

 

7 commenti

  1. Sulla strada posso facilmente trasformarmi nella Marge di “Screaming Yellow Honkers”.
    A dicembre sarà un anno di car sharing, poi tirerò le somme.

    1. Una tiratardi e un antelucano che si incrociano qui 🙂

      1. Sveglia da 21 ore, giornata di lago a remare tra Luino e Cannero, serata al pub e ancora di dormire non se ne parla. Abbattetemi.

  2. ricordo bene a Chicala City l’ebrezza del sentirsi una pallina in un flipper, forse piuttosto che cambiare animale sullo stemma i cammelli dovrebbero tornare ad essere l’unico mezzo di locomozione 😜lunga vita al potere delle quattro ruote… per chi le sa usare

    1. Bah, io rinuncerei anche, ma qui proprio non si può …

      1. … sono loro che devono usare i cammelli…

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