Era il 15 Luglio 2016, e a pochi minuti prima di mezzanotte, soldati occupavano una delle piazze simbolo di Istanbul, Taksim, dopo aver bloccato i due ponti sul Bosforo che collegano la parte Europea a quella Asiatica in questa megalopoli da 15 milioni di abitanti. Mentre aerei ed elicotteri bombardavano alcuni centri nevralgici, i servizi internet venivano sospesi, rendendo impossibile accedere agli account Twitter, Facebook, Youtube.

Meno di 24 ore dopo il tentato colpo di stato si era trasformato in un completo fallimento: da un lato errori di coordinamento e comunicazione, dall’altro una forte risposta lealista. Forse la storia vera non si conoscerà’ mai, alimentando anche sospetti che sia trattato di una sollevazione pilotata, volta poi a sradicare completamente lo storico ruolo dell’esercito in Turchia. Quello che sappiamo e’ che la purga successiva non ha risparmiato 45,000 membri delle forze armate, 2,700 giudici e 15,000 insegnanti. Il Ministero della Giustizia ha confermato che 70,000 persone sono state processate, e 38,000 imprigionate: tutt’ora il paese e’ soggetto a leggi speciali.

Durante quelle 24 ore, con la parte Asiatica isolata da quella Europea, solo le due antiche parti della città erano connesse: dalla “Bisanzio” storica, con la sua Moscea e il suo Palazzo del Sultano, il ponte Galataportava verso i quartieri popolari di Karakoy, ed proprio qui mi trovavo ieri, nel terzo anniversario dei fatti, oggi celebrato come festa nazionale.

C’ero io, un paio di Signore Tedesche (una III-f anziana a telemetro, e una giovanissima Q2 con un mirabolante sensore e un mirino elettronico stupefacente), e una moltitudine assortita di svariate decine di migliaia di persone, che camminavano, pescavano, addentavano panini ripieni di pesce povero, e si accalcavano in modo inverosimile nell’area dell’imbarco dei traghetti.

Il ponte Galata che attraversiamo oggi e’ il quinto costruito: buffo che il primo progetto del ponte, nella sua collocazione attuale, sia stato commissionato al nostro Leonardo Da Vinci, nel 1502, dal Sultano Bayezid. Il nostro genio toscano disegno’ una singola arcata lunga 360 e larga oltre 20 metri: sarebbe stato, all’epoca, il piu’ lungo ponte al mondo, ma il Sultano alla fine non approvo’ la costruzione. Anche Michelangelo fu invitato a disegnare un progetto, ma il Genio della Luce rifiuto’ l’offerta. Interessante che molti anno dopo, nel 2001, Vebjørn Sand, ha costruito sulla base delle bozze di Leonardo un ponte nei pressi di Oslo.

Le nuvole minacciano pioggia, a dispetto dell’App sull’iPhone che garantisce un solleone. Scantono il placcaggio di una serie di ristoratori che mi vogliono offrire da mangiare e da bere, come evito le lenze che pendono un po’ dappertutto: vado a vedere un quartiere che sta diventando sempre piu’ hipster, giu’ a Karaoke, tra Malie e Yuva, dove la sera e’ impossibile camminare, ma questo ve lo racconto in un altro post.

Foto? Galata in Q2, che gli scatti con la III-f (e uno strano vetro Canon 50mm f1.8)sono su una Kodak TriMax che sviluppo al ritorno nel Paese dei Castelli di Sabbia.

It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

6 Comment on “Il Ponte sul Corno d’Oro

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