California Dreamin’” è stata la prima cosa che ho pensato guardando Cat Liew friggere dei deliziosi cakoi.

Il riferimento è al film Chungking Express (1994) di Wong Kar-wai. Da vedere assolutamente, anche più volte, è un film sulla solitudine, sugli gli incontri casuali e sull’intimità del singolo momento nella vita urbana. Diviso in due storie solo debolmente collegate, ambientate tra le strade al neon di Hong Kong, il film segue due poliziotti alle prese con amori finiti e connessioni inaspettate.

Ciò che rimane impresso non è tanto la trama, quanto l’atmosfera. Colori saturi, una macchina da presa irregolare e la colonna sonora che lega memoria ed emozione. Tra le scene più iconiche c’è proprio quella in cui l’attrice Faye Wong ascolta ossessivamente “California Dreamin” dei Mamas & the Papas. (qui un link per vedere la scena)

Nel piccolo chiosco dove lavora, balla, pulisce e sogna a occhi aperti, i suoi movimenti esprimono la speranza di una fuga e di una vita differente. Il brano diventa un ritornello di inquietudine e desiderio, mentre i personaggi restano intrappolati nel labirinto ossessivo di appartamenti e vicoli di Hong Kong. Nelle immagini di Wong, la canzone si trasforma in un motivo cinematografico di speranza, condita però con malinconia e libertà sognata.

Ecco, ho visto Cat Liew e ho cominciato a cantare, mentre il sensore della Q3-43 mi aiutava a fissare questo momento.

Cat frigge i cakoi usando due lunghe bacchette in legno. Croccanti all’esterno e morbide all’interno, i cakoi – conosciuti in Cina come yóutiáo – sono una delle fritture più popolari e amate dell’Asia. Nati nella tradizione culinaria cinese, si sono diffusi in tutto il Sud-est asiatico, assumendo nomi e varianti diverse: cakoi in Malesia e Singapore, cakwe in Indonesia, pathongko in Thailandia.

La ricetta è semplice: un impasto di farina, acqua e lievito, tagliato in strisce sovrapposte e fritto in abbondante olio bollente. In pochi secondi si gonfia e si trasforma in un bastoncino leggero e fragrante, perfetto da gustare da solo o come accompagnamento. In Cina e in Malesia si intingono spesso nel latte di soia caldo (io l’ho preferito freddo oggi), si servono con il congee (la tipica zuppa di riso), oppure si aggiungono a piatti di noodles e minestre.

Cat apre il suo chiosco alle 6 di mattina, e chiude prima di mezzogiorno: ha rilevato l’attività un paio d’anni fa da una coppia di anziani che hanno fritto i cakoi per oltre 30 anni nel mercato di Chowrasta.

Ha deciso di offrire l’esterno a fotografi locali, esponendo adesso una collezione di immagini di Ho Fan Chon, un artista Penanganese, che ha realizzato Everyday No Parking Sculptures (sotto, foto di SooPhye).

Everyday No Parking Sculptures – (C) SooPhye.

 

 


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

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