07:03am Piazza Cavour

07:03am Piazza Cavour. Si parte, girando subito a sinstra dentro via Della Spiga. Sulla destra la scuola elementare che serve il bacino d’utenza del triangolo d’oro di Milano dove il prezzo degli immobili è tale che ci vuole la moto a mettere gli ultimi zeri nell’assegno. Quando lavoravo da queste parti vedevo le mamme accompagnare bimbi griffati con biciclette dal cestino Luois Vuitton e con i gommini sui pedali di Todds. Cartelle Valextra. Poco più avanti sulla sinistra il negozio D&G: ho visto di recente alla tele la loro ultima collezione presentata con Annie Lenox al piano che cantava: spettacolare.

07:10am Corso Venezia all’angolo con San Babila. Il cardiofrequenzimetro, che pigolava tristemente nel disperato tentativo di acquisire il segnale del satellite all’interno del canyon della moda, si è improvvisamente reso conto della presenza del mio battito cardiaco e intona la Marcia Funebre della Terza Sinfonia del grande Ludovico Van (ndr: quale personaggio e in quale film si riferisce a Beethoven così? in palio un pacchetto di golia gommose che mi son rimaste in auto sotto il sole per una settimana a chi becca la soluzione giusta).

07:18am Il Castello. Supero Corso Vittorio Emanuele annotando un discreto scambio dialettico con l’autista di un forgone che sta facendo le consegne in zona pedonale. Mi apre lo sportello davanti come se stesse giocando a Space Invaders e io sia la mothership da seccare col cannone fotonico. Lo evito per intercessione divina. Senza rallentare ipotizzo e condivido apertamente sue pratiche di accoppiamento passivo con facoceri, gorilla di montagna e asini priapo-dotati: sono già lontano quando capisce e mi risponde con la stessa finezza di Cassano. Laura (maratoneta wonder-woman, le dedicherò un post) mi tiene sul tempo dei 9kmh e parla della bellezza della nostra città. Passo la storica Piazza dei Mercanti, Via Degli Orevici e Via Dante: arrivo in Cordusio e, miracolato da San Semaforo Martire (patrono dei pedoni), entro nel Castello.

Quando, qualche tempo fa’, c’ero passato con Benedetto (huè, sbrigati a star meglio e tornare che manchi a tutti, cazzo!), mentre io ammiravo la bellezza della corte, aveva detto “beh, gli Sforza avevano Leonardo da Vinci come art director“, facendomi cogliere in una battuta tutta l’essenza della genialità di alcuni (pochi) personaggi che fanno la storia dell’arte e dell’umanità.

07:26am Parco Sempione. “Ciao”: “Ma che cazzo vuole questo“. “Ciao”: “Eccolo il marpione che ci prova anche se non ha nemmeno il fiato per camminare“. “Ciao”: “No, il 17 per milla l’ho già destinato alla Chiesa dei Pellegrini con le fistole e i sandali birkenstok“. “Ciao”: “你要什么肥狗气喘吁吁?” [“Che vuoi, cane grasso che ansima?” (Cantonese)]. Io tento di portare la buona novella della cordialità tra jogger/runner (altro insegnamento del Benedetto) ma ricevo perplessità in cambio.

07:30am Arco Della Pace. Laura mi tiene adesso sui 8.5kmh, velocità alla quale lei si fa manicure, legge poesie in sanscrito e telefona al marito: siccome è una buona e mi vuole bene aggiunge anche “Dai, ieri ho fatto 12km in 47′ e oggi mi fa piacere andare un po’ più adagio“. Il Parco è bellissimo e mi offre quel leggero saliscendi per cui il cardio ritiene che io stia facendo il Ghisallo in piedi sui pedali. Superiamo l’Arco Della Pace, lasciamo l’Arena sulla destra e usciamo per prendere viale Elvezia. Supero (si, supero, s-u-p-e-r-o) uno con la maglietta “KL26.2 – Petronas Tower Marathon” e il mio orgoglio personale si innalza più delle Fiat nell’ultimo trimestre (chissà se Marchionne dorme col maglioncino?).

07:34am Cairoli, 5km. Ce l’ho fatta, la mezz’ora di corsa è passata senza interventi degni del Dr. House: Laura mi impone una tregua di 500 metri (e chiede un controllo antidoping). Entriamo in Brera e passiamo davanti a Santa Maria Del Carmine, Proseguiamo a zig-zag per il ciottolato alzando gli occhi su una Milano stupenda che si sta stiracchiando, evitiamo due spazzini fosforescenti: fotte un cazzo di chiamarli “operatori ecologici“. Il mestiere dello spazzino è un mestiere sociale vero, che merita rispetto senza la necessità di un neologismo pirla che li trasformi in qualcosa di più dialetticamente posh. Se uno lava i piatti, fa il lavapiatti e merita la sua dignità senza definirlo “uno step nel processo produttivo mirante ad erogare pasti su supporti ceramici, utilizzando l’outsourcing delle proprie capacità culinarie sulla base di un accordo sul livello di servizio relativo alla composizione del menù” (mi ci guadagno la vita io a sparare ‘ste minchiate).

07:49am Via Dei Giardini all’angolo con Fatebenefratelli. Giriamo con Laura che mi promette l’impossibile pur di mantenermi in corsa. Arriviamo all’altezza della fermata della 94 e un De Chirico ci inchioda. Un De Chirico e un Fontana. Sono senza parole, anche per un blasfemo ignorante come me, l’arte è arte cazzo! Per risvegliarmi indietreggio di 12 metri e controllo i prezzi di una Leica M9 che rappresenta il mio sogno proibito.

8km. 51 minuti. Media un po’ sopra i 9kmh. Fatica contenuta. Soddisfazione, contentezza e gratitudine per Laura che mi ha trascinato: immensa. Adesso posso andare a Riyadh a guadagnarmi il pane.

Fame della madonna dopo la corsetta: la foto sotto l’ho scattata il mese scorso in Tasmania e mi sembra appropriata.

20110430-160813.jpg

4 commenti

  1. Personalmente trovo più degna d’attenzione la Leica che Fontana. Comunque ho ben presente quella fermata della 94: è l’autobus che dal mio studio mi riporta a casa 🙂

    1. Quindi sei a 70 metri dalla mia palestra 🙂 concordo su Leica ….

  2. Down Town? È lì che sta il tuo Personal trainer sadico 😉 ?!
    (Che poi, se decidi di fare il Personal trainer, non puoi che essere un po’ sadico…)

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