Chi ha fede crede, in varie misure e con differenti sottigliezze, in una vita ultraterrena dove, in base al profit-and-loss delle proprie azioni durante la permanenza su questa terra, si va a stare in cielo in un 5 stelle di lusso o in un monolocale a Quarto Oggiaro. Si, lo so che alcuni furboni credono anche nella “predeterminazione“, e che quindi, “indipendentemente da che cazzo io faccia, è scritto che sono bello e figo, ecc, qundi non rovistatemi la banana e lasciatemi vivere la mia vita“, ma non mi interessano particolarmente queste visioni per la mia elucubrazione quotidiana.

Le frequentazioni medio-orientali mi hanno sempre portato a giudicare con curiosità la storia del paradiso con 72 vergini che viene venduta a chi decide di farsi amabilmente saltare in aria (e qui possiamo dire “bel pirla“), ma, il fatto che poi decida di salire su autobus affollato o girare tra chi sta facendo la spesa al mercato lo trasforma in un fottuto assassino (che la parola “terrorista” mi sembra troppo morbida). Curiosità per il numero 72, che, devo dire è ragguardevole e non capisco cosa uno ci possa fare; curiosità sul fatto che siano vergini, curiosità sul che cazzo ci combina poi con le fanciulle in questione un pirla con una cintura esplosiva farcita di chiodi e biglie … vabbè, lasciamo perdere, ne parleremo un’altra volta.

Ho un approccio dubitativo alle religione: credo più che la vita sia simile ad un film di Wim Wenders, specialmente in quella scena dove Bruno si lancia con il Maggiolino nel fiume sotto lo sguardo attonito di Robert (e chi indovina il titolo di questa pellicola del 1976 vince la crosta avanzata della pizza che la Cami si è mangiata l’altra sera). Penso la vita sia una cosa bellissima che merita di essere vissuta in ogni istante, con qualche ragionata eccezzione per le tragedie (che comunque fanno parte del lump-sum che abbiamo comprato) o di momenti di sfiga che ogni tanto ti fanno alzare gli occhi al cielo, più con ragionata rassegnazione che per un turpiloquio.

Vabbè, bella divagazione e ho dimenticato di farvi allacciare le cinture e darvi un brief di sicurezza prima di questo volo pindarico, ma si sà, al vagnoz-divulgatore si perdonano molte cose. Vediamo di tornare nel tema del topic adesso: l’altro ieri, mosso da pietà nei confronti del cesto della biancheria sporca, ho “messo sù” una lavatrice.

Diciamocelo, sono un hi-tech guy, non ho problemi con gli ammenicoli elettronici più avanziati ma, dinnanzi alla lavatrice vacillo. Saranno la serie di combinazioni tecniche tra lavaggio, pre-lavaggio, post-risciaquo, pre-ammollo da incrociare con temperature, caratteristiche dei capi, e durata del processo, e poi ancora la centrifuga lenta, veloce, velocissima e fotonica. Un troiaio. E per di più i vari comandi sono scritti con un carattere simile a quello che le assicurazioni usano nel retro dei contratti dove vi vessano nel modo più selvaggio. Panico. Poi apri lo sportellino del detersivo e ti trovi 4 differenti aree, dove io ignoro la casistica e verso a pioggia.

Raccomandandomi a San Zanussi martire, schiaccio il pulsante di attivazione come se fossi nel controllo volo di Cape Canaveral e faccio un hand-off gestionale non al centro di Huston ma a Beria: “Cagnona, dai un occhio tu alla lavatrice e ulula quando finisce“. Il meccanismo aristotelico parte: sguschh-pchonf-sguschh è il rassicurante ritmico rumore che trasforma magicamente i tuoi panni da sporchi a puliti. “Shoot and forget” è un po’ come i missili balistici intercontinentali.

Forget un cazzo. Dopo una mezzora sono stupito da un silenzio totale. Beria sta dormendo sul tappeto (persiano, “This is Sparta!” ogni volta mi scappa). Vado dinnanzi all’infernale meccanismo e l’oblò è totalmente fermo e muto. Una curiosa lucina rossa segnala “Oh son cazzi! Devi pulire il filtro, sai che ridere“. Mi metto nella posizione del loto, inspiro, espiro e silenziosamente impreco. Huston, we have a cazzo di problem.

Faccio lievitare dall’armadio il libretto di istruzioni e mi faccio guidare, novello Indiana J., alla ricerca del filtro perduto che qualche perverso ingegnere ha sistemato dove solo la dea Kalì riesce ad estrarlo. Le istruzioni dicono “Mentre mantenete lo sportello in posizione di apertura, impugnate saldamente il perno e ruotatelo in senso antiorario e sollevate la ghiera di protezione“: con che cazzo la sollevo mentre tengo aperto lo sportello e ruoto? No, non ci siamo. Chiamo Cami che sta facendo una versione di greco e ricevo un commento che le vale la sospensione della paghetta a-divinis.

[Questo pezzo lo dovete leggere velocemente, come un po’ fossimo negli ultimi film di Jason Bourne – ndr] Smonto il filtro: è pulito come la coscienza di Giovanni Paolo2, beato last-minute qualche giorno fà. Colpito da genialità svito l’allacciamento con lo scarico. “Genialità” parziale perchè lo tsunamino che esce avrebbe meritato uno straccio per terra. Emulo il Nazareno e cammino sulle acque adesso. Prendo la teenager grecofila e la metto a tenere il tubo di scarico nel lavandino mentre declama Plutarco ma mi sembra invece che commenti la mia direzione lavori. Schiaccio il pulsante che fa ripartire l’universo tolemaico e … ECCE HOMO: la lavatrice riparte! Un piccolo passo per la famiglia ma un grande balzo per i pantaloncini da running.

Nel successo del mio risultato mi sembra trascurabile osservare che il ciclo di lavaggio non era completo e i residui di sapone hanno contribuito ad un effetto schiumogeno quando a contatto col mio sudore durante la corsa la mattina successiva: ecchecazzo, se fossi stato bravo su tutto mi avrebbero fatto dio honoris causa.

Dopo oltre 900 parole di minchiate mi corre il dubbio di che immagine aggiungere: tanto si andrebbe comunque fuori tema … lasciate che vi faccia vedere questa bella piscina nella spiaggia di Bronte, vicino a Bondi, Sydney. Scattata qualche settimana fá.

20110512-212707.jpg

It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

6 Comment on “Sguschh-pchonf-sguschh

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: