Stamani (ieri per chi legge) ho ricevuto un messaggio: “è scomparso qualcuno che entrambi conosciamo bene”. Un’ora dopo sono riuscito a mettermi in contatto con chi me l’ha mandato … e durante quell’ora ho fatto le più fredde ipotesi.

La morte non mi impressiona, la considero una cosa che succede: qualche mese fa mi è morta accanto una persona, mentre tentavo di tenerla in vita con un massaggio cardiaco e respirazione assistita su un marciapiede di Riyadh. Ci ho provato per 27 lunghi minuti (imparate a farle ‘ste cose, a soccorrere qualcuno, a sentire se il polso batte e a tenere traccia dei tempi e di che succede). Non ce l’ho fatta. In ospedale qualche ora dopo hanno solo potuto confermare il decesso.

La morte porta con sé il dispiacere di non poter più comunicare con qualcuno. L’ho provato con mio padre, diversi mesi fa. Rendersi conto di non poter più parlare, vedere, sentire una persona ti lascia un vuoto dentro.

Ho fatto la telefonata. È morto Lorenzo. Non posso crederci.

Conosco Lorenzo … No, conoscevo Lorenzo da oltre 25 anni ed era nata prima una stima reciproca poi una di quelle strane amicizie per cui capita che non ci si sentisse per mesi, o anche per un anno, ma poi ci si rivedeva e succedeva come se fossimo stati in una riunione assieme la sera prima.

Mi ha insegnato molte cose. La passione per la vita associativa innanzitutto: Lorenzo è (sorry, “era”) una delle menti più brillanti che io abbia conosciuto. Mi ha insegnato anche la durezza di decisioni difficili. Mi ha insegnato l’uso dell’argomentazione e una dialettica del dibattito in cui gli rendo le armi. Mi ha insegnato la gioia di passioni totalmente contrastanti: mi ricordo un viaggio in auto ascoltando Cats in Koreano o le discussioni sui fumetti che collezionava da patito esperto.

Questo è un blog di vita, imperniato su una poetica comica e sarcastica: voglio ricordare questo buon amico con un solo episodio divertente.

Durante una riunione di consiglio (mi pare ricordare fosse al Gallia, ma stiamo parlando di forse 20 anni fa), prese la parola, annunciando che voleva semplicemente fare una precisazione sulla linea politica sulla quale stavamo per votare. Tenne la parola, ininterrottamente, per 47 minuti. Poi, esordendo con “.. e mi avvio a concludere …” occupò ancora il microfono per altri 39 minuti. 1 ora e 26 minuti di intervento. Nel silenzio dell’ascolto interessato. Ricordo che gli dissi “La prossima volta che ti avvii a concludere avvisami che porto il sacco a pelo”. Il suo “vaffancolo Mau” sotto i baffi è ancora fonte di bei ricordi.

Ciao.


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

2 Comment on “Se n’è andato Lorenzo [post triste]

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