Bellezza in bicicletta

I primi ricordi della bicicletta sono legati a me bambino, con mio padre, grande appassionato, che mi raccontava le gesta epiche di Coppi e di Bartali e mi trascinava sul suo entusiasmo per Gimondi, Adorni, per Merckx, il “cannibale”. Mi regalò una bicicletta da corsa che avevo forse 4 anni e, in un piazzale alla periferia di Bologna, mi faceva inanellare giri come se fossimo stati al Vigorelli per il record dell’ora.

Complice un approccio esageratamente agonistico mi sono schiantato in una curva, portando a casa un braccio che assomigliava ad un roastbeef. Uscito dal Pronto Soccorso, mio padre mi raccontò di come Coppi che, con una spalla fratturata, aveva concluso il Tour de France tenendo il manubrio con una camera d’aria che stringeva tra i denti: banale dirvi che facemmo lo stesso. Quando sono uscito per la seconda volta dal Pronto Soccorso mia madre non rivolse più la parola a mio padre per una settimana.

Dai giri con mio padre nelle campagne dell’Emilia, alle scuole elementari e poi medie nell’hinterland milanese ho sempre pedalato. I compagni di liceo si ricordano ancora una vecchia bici con freni a bacchetta (non funzionanti, e qui devo dire vedo qualche parallelo con la bici che ha Cami adesso, poche le differenze malgrado i 30 anni passati), di colore arancione. Ci pedalavamo un piede a testa io e Alexander, e, quando dovevamo fermarci, lui saltava giù in corsa e mi rincorreva per aggrapparsi alla sella e piantare i piedi per terra. Quando abbiamo finito di rimborsare il costo della vetrina rotta, nella quale ero felicemente entrato ,ho deciso che forse dovevamo cambiare tattica e ricorrere almeno all’ABS.

Una pausa della passione fatta di qualche occasionale pedalata fino a quando Bruna mi ha fatto scoprire la mountain bike e ho comprato un Rampichino della Cinelli, il primo modello di bicicletta “escursionistica” prodotto in Italia e sponsorizzato dalla rivista Airone. Telaio leggero? Na’ minchia, acciaio pieno, un peso disumano ma praticamente indistruttibile: ce l’ho ancora in cantina e prima o poi devo farla rimettere in condizione di viaggiare.

Una delle escursioni più belle era il giro del Mottarone, compresa salita in funivia e discesa per quasi 1500 metri di dislivello. Fatto per bel po’ di volte e anche Sergio, un collega, decise di venire a tentare l’emozione. Tutto bene fino a quando, sul rettilineo finale, forse per distrazione, non si accorse che io frenavo e mi urtò, cadendo rovinosamente sull’asfalto e finendo in rianimazione per un po’ di giorni per poi comunque rimanere in ospedale quasi 3 settimane.

Il medico del pronto soccorso di Stresa mi chiese la dinamica dell’accaduto, compilando a testa bassa i formulari. “Mi ha tamponato mentre scendevamo sulla statale”, lui “La sua auto ha riportato danni?”: alla mia risposta “No, guardi, non ha capito, eravamo entrambi in bici e lui mi è venuto addosso” ha ribattuto “Seeee, così lei manda un poveraccio in rianimazione solo perché le sbatte contro la schiena? Ma a chi vuol raccontar ….. “. Aveva alzato lo sguardo, mentre era seduto: si è trovato davanti una bestia dentro una tuta aderente nera e arancione che faceva molto “monolito di cemento armato”. Mi sorrise, secondo me per mascherare la paura.

Qualche anno fa, preso dall’irrinunciabile desiderio di gratificarmi, sono passato su una nuova bike, frutto di tecnologie lunari: monoforcella ammortizzata, telaio in alluminio, sospensione posteriore, freni a disco. No, non vi dico quanto mi è costata la sciocchezza, ma fate che è pari al PIL dell’Azerbaijan.

Il Benedetto, amico e irrinunciabile trainer, appena l’ha vista mi ha chiesto se l’avessi presa dal set cinematografico dell’astronave Enterprise. Si è ricreduto quando, con la grazia di un facocero mi sono lanciato da Porta Ticinese, giù per l’Alzaia del Naviglio Pavese: il nostro obiettivo era una pasticceria a Pavia e poi, via a casa attraverso Melegnano e rientrare per pranzo. Un’ottantina di kilometri facili-facili.

Facili-facili per un maratoneta bradicardico superallenato come lui, cazzo. Prima di Rozzano comincia a piovere e io sollevo gli stessi spruzzi di un TIR. Il cardio-frequenzimetro smette di pigolare e intona, su un’aria di Bocelli “Con te collasserò”. Benedetto estrae una bevanda micidiale, frutto di un incrocio tra le anfetamine degli anni ’70 e nuove droghe sintetiche di moda tra i warlord in Sierra Leone. Al sapore di arancio, contiene 98.4% di caffeina, ma è il rimanente 1,6% che desta preoccupazioni. Dopo una gollata proseguo in impennata fino a Pavia, in totale apnea.

Faccio un figurone della madonna quando, arrivati davanti all’agognata pasticceria (per Benedetto, come sapete io sono abbastanza insensibile ai dolci), saluto in arabo un Somalo che vende Terre di Mezzo e intrattengo una breve conversazione sul ruolo della brioche e del cappuccino nella tradizione dell’Islam. Ripartiamo e concludo la conversazione con fratello Somalo spiegandogli che la sura 382 prevede espressamente che non si rompa i coglioni ai ciclisti.

Sulla provinciale 40 che collega Binasco a Melegnano (che abbiamo avuto la disaccortezza di percorrere per una decina di kilometri) i TIR ci sfiorano, facendoci fare slalom tra signorine di differenti nazionalità extracomunitarie, che esercitano l’offerta del proprio corpo. Il linguaggio non lascia adito a malintesi e ci sono delle chiose standard che devono essere parte di un training di chi controlla questo mercato: “Io brava, vieni qui con me”. Benedetto continua ad intrattenermi con una dissertazione sulla fenomenologia dello spirito e, in piedi sui pedali per migliorare il gesto atletico, contemporaneamente solleva incudini da 72 kili. Gli rispondo sollevando talvolta il sopracciglio.

Il dramma si compie sul cavalcavia di Certosa. Dopo 78 kilometri , parte dei quali sotto l’acqua, la salita per superare la ferrovia è l’equivalente del Colle del Tourmalet e mi appare lo spirito del Pirata ad incoraggiarmi. Non fa un gran lavoro: a metà scendo dalla bici e cammino con una lingua felpata come il tappetino di una Fiat 600.

L’immagine di oggi è il servizio “Rent a Bike” che viene offerto ad Auckland (NZ): basta registrarsi, mandare uno sms e ti arriva il codice di sblocco del lucchetto, addebitandoti il rent sulla carta di credito. mitico!

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4 commenti

  1. Benedetto · · Rispondi

    1. Non toccare la Cinelli che i magut l’hanno usata come putrella per tenere su il palazzo.

    2. Non per fare il sentimentale, ma la prima volta non si scorda mai.

    3. Ti ho appena spedito una trentina di itinerari per il tuo gps. E poi non dire che non sono propositivo (dobbiamo solo risolvere la questione della supervista e poi si parte).

    1. 1. ok messaggio ricevuto!
      2. ops …
      3. ok, perfetto: mettiamo a fuoco e si va!

      PS: GRANDE!

  2. Ecco, ho avuto la conferma definitiva: la bicicletta è una esperienza che “segna le persone”. Fin da piccolo poi ….
    Continuerò con l’esercizio di test sulle molle del divano in 87 posizioni diverse.

    1. Dai, facciamo i Pirenei in bici! Sai che fame ci viene e quanta roba possiamo sbaffare? (tentativo subliminale di convincerti)

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