FUCK! I’m gonna kill this cat if he jumps again in my bed!”

Orgoglio del babbo, la Cami sta cominciando ad esprimersi come uno scaricatore di porto Australiano. Che bella sensazione sapere che tua figlia, dolcissima diciassettenne bionda con gli occhi azzurri, capace di citarti Seneca e di correggerti nella tua dizione, in grado di sostenere micro-battaglie per i diritti civili, si esprime esattamente come un portuale incazzato con un’unghia incarnita mentre diluvia e la scorta di birra è finita.

Devo dire che qualche avvisaglia c’era già stata: qualche anno fà siamo capitati assieme a Miami, dopo aver perso una coincidenza da New York per le Cayman via Charlotte a causa di una nevicata epocale. Eravamo in giro da 30 ore per aeroporti e l’impiegato della compagnia aerea mi aveva appena confermato che avevamo irrimediabilmente perso l’ultimo volo per Geoge Town (Grand Cayman).

Nalla fila a fianco una ragazzina era messa peggio: non riusciva a tornare a casa e piangeva dinnanzi alla totale freddezza dell’addetto che la invitava in modo brusco a non scassare le palle. La Cami, dopo una breve consultazione terminologica, si avvicinava alla ragazzina e la consolava dicendole “Don’t cry sister, he is just a human shit“.

Subito ho svolto il mio ruolo di genitore-educatore. Non potevo permettere si esprimesse così.

Cami, si dice “he’s an idiot, a bastard, a dickhead” non “human shit“: in americano non si coglie a sufficienza la sfumatura di “merda umana” che invece è tipica della tradizione latina.

Gran cosa l’uso corretto del linguaggio.

Gran cosa la dialettica: valga per tutti l’esempio di quel furbone di Socrate che, ci tramanda il fido Platone, aveva a casa una moglie talmente scassa-fagioli (tal Xantippa, il nome è praticamente la marca di una sega elettrica, tanto per capirci) da passare in giro per Atene la maggior parte del suo tempo, cazzeggiando e chiacchierando.

Non vorrei fare il saccente ma secondo me Platone parla dell’uso del linguaggio da parte di Socrate nell’Apologia e nel Critone (i due primi dialoghi che il Plato ha scritto), mentre le abitudini (di Socrate, qui mi sto incasinando con subordinate e correlate, cazzo) si possono trovare nelle opere di Senofonte e in una commedia di Aristofane: ho pietà di voi e non vi chiederlo di leggerli tutti, ma sappiate che sono testi spettacolari.

Tornando a Socrate, era un tipo tosto e un gran palo nel colon per il potere costituito: sapeva fare domande e far trarre conclusioni. Se il nostro attuale Presidente del Consiglio dei Ministri fosse vissuto all’epoca l’avrebbe sicuramente definito “un facinoroso comunista dalle idee insane e dalle domande inopportune, mi consenta“.

Comunque alla fine diede troppo fastidio e gli fecero il pessimo scherzetto di arrestarlo, processarlo (farsa simile ai tribunali speciali cileni dopo il golpe contro Allende), e di fargli tracannare una tazza di cicuta che lo mandò all’altro mondo peggio di una boccia di vodka metilica a digiuno.

Lui, che aveva un grande sense on humor, chiese anche di sacrificare un gallo ad Esculapio.

Dice Wikipedia: “Per le vicende della sua vita e della sua filosofia che lo condussero al processo e alla condanna a morte è stato considerato il primo martire occidentale della libertà di pensiero“. Come dissentire?

L’immagine di oggi? Beh, alla fine io e Cami alle Cayman con un po’ di ore di ritardo ci siamo arrivati, abbiamo noleggiato una Jeep e abbiamo fatto un bel giro: una delle tappe è stata la Turtle Farm …


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

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