Stamani ho aggiunto un 90/2.8 ai miei obiettivi (si parla di fotografia, non di lavoro, huè) e il sistema albanese di trasporto dell’attrezzatura, stile “tutto alla rinfusa dentro il fido zaino Patagonia” è ormai prossimo al collasso. Faccio un po’ di ricerche su cosa possa meglio funzionare per portarmi dietro 1 corpo macchina, 3 o 4 obiettivi e qualche accessorio: trovo quello che fa per me, ed è anche ben valutato da tutti i consumatori.

Entro in un noto e storico negozio di articoli fotografici di Milano.

Buongiorno, sto cercando una borsa XXX, morello YYY, colore ZZZ“: cazzo dovrei essere il consumatore ideale, non ti faccio perdere tempo, transazione pulita, facile, veloce. Cash in hand. “Mmmmm, si, parla con lui” mi dice Commesso-1, e mi indica un tipo già impegnato con dei clienti che chiedono trepidanti se la pellicola resisterà all’anno in corso o se tutto diventerà digitale entro fine settimana.

Non sono un fanatico del saluto o dei formalismi, ma, cazzo, faccio il cliente: col mio acquisto contribuisco a pagarti lo stipendio. Lasciamo perdere, aspetto pazientemente che Commesso-2 finisca e mi degni di attenzione. Esce dal bancone e mi ignora: “Buongiorno, il suo collega mi ha detto di rivolgermi a lei per l’acquisto di una borsa“. Commesso-2 non mi risponde e prosegue fino a raggiungere un altro bancone.

[Labiale di Commesso-2] “Che cazzo di palle“. Ovvio che non acquisterò nulla, sto per uscire e mi chiedo perché rendergli la vita così facile?

Buongiorno di nuovo, visto che forse la prima volta non l’ha sentito: cerco una borsa“. Nessun dettagli, vediamo come se la cava. Si sposta avvicinandosi allo scaffale e io gli sto attaccato come una GROSSA cozza allo scoglio. Non mi chiede nulla su attrezzatura, dimensioni, struttura. Me ne indica una: “Mmmmmm è forse un po’ più piccola“.

Piccola, troppo grande, bassa, alta, pesante, troppo complesso il sistema di apertura. Alla sesta borsa mi chiede che macchina fotografica uso. Passa attraverso le affermazioni più contraddittorie. Questo non è importato, questo non distribuito. Questo devo chiedere. Lo marco stretto. Esco dopo 25 minuti: 2 banconi sono pieni di borse, comprese 4 che è dovuto scendere in magazzino per cercare.

Arrivo a casa. Amazon. Trovo l’articolo, è anche scontato del 20% e se ordino entro la mezzanotte la consegna è in 1 giorno lavorativo. Acquisto. 90 secondi scarsi e mi ringraziano, on-line, 3 volte.

La foto di oggi? Ancora un bianco e nero con il 21/2,8 chiuso a 16. Siamo nell’Oceano Indiano.


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

One Comment on “Esperienze di acquisto

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