Dai, su, riprendiamo a vergare di i-ink queste pagine!

Devo dire che il cocktail analgesico-antiinfiammatorio, che mi hanno prescritto per il dolore alla spalla, mi ha buttato in un piacevole torpore letargico in cui la pigrizia ha suonato la cavalcata delle valchirie e mi sto addormentando ovunque, compreso in metropolitana come un bravo barbone.

Si, ho ricominciato a prendere la metro perchè tentare di allacciarmi la cintura di sicurezza in macchina mi fa bestemmiare dal dolore e, devo dire, ho riscoperto il piacere dei mezzi pubblici fuori dagli orari di punta. Ci si siede, immersi in un melting pot umano, razziale, culturale, olfattivo. Ci si fa portare, in modo eco-friendly e democratico, a destinazione. Quasi zero-stress, ma ripeto il concetto “fuori dagli orari di punta“.

Le news di questi ultimi due giorni sono monopolizzate dalla morte di Gheddafi (Kaddhafi? vedi il mio post su questo argomento a questo link), scontato epilogo della guerra (civile? di liberazione? di liberazione+interessi petroliferi?).

Sono stato poche volte in Libya (e ne sono uscito proprio poche settimane prima che cominciasse il conflitto), e l’impressione è stata quella che sarebbe successo qualcosa a breve: i colleghi mi dicevano “ma vah! stabile, tranquillo, possiamo serenamente fare business a Tripoli“. Oggi hanno sostituito il mio nome nella directory aziendale con “Cassandra“.

Quello che ha attirato la mia attenzione però è stato un “Microfono Aperto” su una emittente radio che seguo da trent’anni (e nella quale ho lavorato anche per alcuni anni, beh “lavorato” in termini di prestazioni volontaristiche, ovvio!): il dibattito era sul destino riservato al nostro Colonnello cui, proprio mentre ero a Tripoli durante il vertice Pan-Africano, il nostro beneamato Presidente del Consiglio baciava le mani.

Un paio di ascoltatori si indignavano per il fatto che, pare, Gheddafi fosse stato catturato vivo (anche se ferito) e poi ucciso (giustiziato? assassinato? “terminato”?). Gli ex-dittatori son gente scomoda, la soluzione più rapida per evitare che imbarazzino molti durante un processo pubblico, è quella di garantirgli un veloce trapasso nel paradiso di loro credenza, dove possano rispondere delle loro azioni ad un tribunale piú imparziale del nostro (umano). Inutile scandandalizzarsi: storia docet.

Stamani ho trovato on-line una Alice incazzata furibonda: mi ha regalato una bella espressione, indirizzata alla persona che le aveva rovinato la giornata, “che si sfanculizzi“. Penso la farò entrare nel lessico comune.

La Cami invece ci ha lasciato uno stinco sul tavolino del salotto a oltre 20mila kilometri da qui: il suo “puttana miseria” è arrivato azzurro, via iMessage. Senza riaprire una disquisizione sul linguaggio della dolce teenager (vedi il post a questo link), direi che dobbiamo celebrare l’immensità dell’imprecazione virtuale, dono della tecnologia!

Ho scattato ieri mattina un paio di immagini (“metro” street-photos) con l’iPhone:

It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

One Comment on “Gli ex-dittatori scomodi

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