Primo messaggio della Cami da Sydney: “Porca puttanina, sono dall’altra parte del mondo e non c’è un cazzo di nessuno che è venuto a prendermi“. Sarebbe completamente inutile farle un esame del DNA per confermare la paternità, il suo linguaggio la identifica perfettamente come figlia mia.

Mi è anche arrivata una foto che Jo le ha scattato questo tardo pomeriggio (gran cosa i fusi orari, eh? come se fosse scattata nel futuro) a Bondi Beach, dopo essere passata in pellegrinaggio al Fish Market dove gli spacciatori di Sydney Rock Oysters si ricordano di me con appellativi tipo “Il Cliente Del Decennio” o “Mau 36-dozens“.

L’altro ieri ho lavorato da casa e da “carbon foot-print consciuos dude” ho fatto la scelta politica di non accendere l’aria condizionata. Con tecnica da “candela di Leonardo” (il geniale sistema di antifurto ideato dal ragazzo Da Vinci), ho creato una corrente d’aria che si insinuava dalla finestra della cucina verso il salotto, percorrendo il corridoio e incuneandosi fuori dalla finestra del bagno e da quella della camera da letto.

Da come ve l’ho descritto vi aspettereste un flusso d’aria che fa svolazzare pure il Teorema Di Bernoulli, eh?  Come? Non conoscete il banale teorema di Bernoulli e osate comunque continuare a usare le bocchette dell’aria condizionata in auto?

Cito da Wiki: “L’equazione rappresenta matematicamente il principio di Bernoulli (o effetto Bernoulli) che descrive il fenomeno per cui in un fluido ideale su cui non viene applicato un lavoro, per ogni incremento della velocità si ha simultaneamente una diminuzione della pressione o un cambiamento nell’ energia potenziale gravitazionale del fluido. Prende il nome dello scienziato svizzero Daniel Bernoulli (17001782), nonostante fosse già noto in precedenza ad altri studiosi, fra cui Eulero“.

Traduco in Vagnozzese: se si tenta di incanalare una roba in un percorso, velocità e pressione si modificano a seconda dell’ampiezza del pertugio. No, non è un riferimento porno-maialesco: smettetela di pensar male ogni volta.

Comunque la teoria si è scentrata contro la realtà e senza il beneficio dell’airbag. Non si muoveva una foglia. Caldo troio. Intorno alle 14:30 Beria si è avvicinata alla mia sedia e mi ha guardato con la profonda intensità di cui solo un cane è capace. Poi ha comunicato con me …..

“Oh tu umano-padrone-grosso, perchè cazzo non accendi la macchina magica che fa inverno dentro casa? Io ho una pelliccia che manco da Annabella a Pavia la vendono e ormai la lingua mi penzola fin oltre la coda. Tu, umano-padrone-grosso, hai spesso idee del cazzo, ma questa è la peggiore del mese.” [traduzione dal canide pastorese tedesco].

Attaccato i 4 motori dell’ababtitore di temperatura. Attivato i cannoni da ghiaccio. In mezz’ora l’energia consumata poteva alimentare Bopal per 4 mesi. Temperatura in casa a 16°c. Beria felice.

Ovvio che la foto di oggi siano le Sydney Rock Oysters: l’immagine è esattamente di un anno fà …


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

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