Oggi avevo voglia di mangiare bene, quindi ho cucinato io: affermazione di pesante autostima, lo so, ma chiunque ha sperimentato la mia cucina concorda, quindi, fa minga i barlafus!

Come antipasto ho tagliato a cubetti un buon avocado maturo, unendolo in insalata a del polipo bollito e dei gamberi appena scottati: il tutto condito con una maionese leggerissima con una puntina di wasabi. Servito in piatti bianchi con l’aiuto di un coppapasta, faceva la sua bella figura con un po’ di prezzemolo fresco e erba cipollina tritati sopra.

Una forchettata di troccoli (simili agli spaghetti alla chitarra, ma un po’ più grossi), saltati con del tonno fresco, olive, capperi e pomodorini pachino e una generosa presa di peperoncino: non era all’altezza mistica degli spaghetti cucinati all’equatore il mese scorso (vedi il post “Spaghetti“), ma faceva aumentare la salivazione a dismisura solo nel vederne il perfetto cromatismo.

Le alici, lasciate insaporirsi in pentola tra strati di patate tagliate fini, con un filo d’olio del Garda, sono tra le prove dell’esistenza di un dio secondo vari manuali di cucina.

Una bottiglia di fantastica Falanghina campana alla giusta temperatura ha fatto da contorno ad un viatico che rasentava la pefezione (altra mestolata di autostima). Ovvio che la boccia sia stata seccata (in 3) con risultati di ottima alcolemia collettiva.

Altrettanto ovvio che, come tutti i sant’uomini portati al cospetto del Signore, sconvolti dalla forza della rivelazione, mi sia pesantemente addormentato dopo un baccanale che avrebbe rimesso l’ottimismo anche al Leopardi.

Ho vaghi ricordi, fino all’essermi drammaticamente svegliato per fare una conference-call a seguire (con l’Arabia Saudita) e discutere una presentazione di 137 slides (e NON sto esagerando o sparando a casa, erano proprio 137 slides). Mentre avevo fantasticamente digerito il pranzo, le 137 slides mi son rimaste sullo stomaco fino a notte inoltrata.

Penso di aver già pubblicato questa foto di Riyadh, presa, la mattina presto, dalla Kingdom Tower ….

It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

One Comment on ““Mistic Lunch”: l’autocoscienza del cibo.

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