Voi non avete idea di cosa io abbia passato in questi ultimi 10 anni: italiano, sincero democratico con fortissime inclinazioni politicamente purpuree, vivo la maggior parte del mio tempo all’estero e, ogni giorno qualcuno mi chiede come sia possibile che noi italiani ci si faccia governare da Berlusconi.

In questi giorni poi, forti della risonanza internazionale dei messaggi “ve la state cavando per il rotto della cuffia” che son seguiti all’annuncio dell’intenzione di (forse) cavarsi dall’organo riproduttivo, le domande si sono intensificate.

Non entro negli squallidi dettagli di abitudini private (censurabili) che sono state elevate a criteri di selezione della classe politica o in esternazioni economiste degne di follie dittatoriali, ma, vi garantisco, ho pronto un gran bottiglione di Dom per festeggiare la parola “dimissioni” e ringraziare un Napolitano che è stato gran signore (oltre che garante di una ormai fragile democrazia) in questi anni.

La pianto qui, che non ho la stoffa del commentatore politico.

Sono sempre in Portogallo e ho passato, come di consueto, la mia giornata in un paradosso spazio-temporale rappresentato da una sala riunioni: domani dovrei avere una giornata di aria e, tempo del cazzo permettendo, vado a fare due foto e celebro la luce di Lisbona.

Nel tentativo di digerire un piatto di bachalao con cipolle mangiato oggi a pranzo sto sparandomi un civile bicchiere birra per prepararmi poi ad essere pascolato a cena nella città vecchia. Ho un alito che potrebbe schifare anche Beria ma ormai ho lanciato l’anima oltre l’ostacolo e tento tutte le varianti del baccalà che riesco ad assaggiare.

Ovvio che non abbia scattato manco un’immagine oggi: vi offro quindi la foto fatta in Marzo a Hobart (Tasmania) … che serva da indicazione per il cavaliere verso l’esilio?


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

4 Comment on “Dom è freddo al punto giusto

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