Destino e predeterminazione

Salgo su un taxi e noto che la maniglia dove ci si aggrappa disperatamente in caso di guida disinvolta è praticamente divelta dal longherone.

Comprendo subito che è un segno del destino, o meglio una raccomandata-assicurata con ricevuta di ritorno: tento di saltare giú ma, nell’istante stesso in cui ha udito il “clack” della portiera, il criminale che imbraccia il volante come se fosse un vinile durante un rave party ha pigiato sull’acceleratore e ha costretto la berlina ad un balzo in avanti che, per effetto del regime statico-inerziale della mia trippa, mi ha schiacciato sul sedile posteriore.

Che Shiva, Visnù e anche la proboshite di Ghinesh ti facciano contrarre spasmodicamente il polpaccio e rilasciare quel cazzo di acceleratore, fratello” gli urlo in un cocktail linguistico hurdu-inglese-veneto. Scopro che l’esame dell’udito deve averlo fatto suo cugino, mentre imbocca il Makhtoum bridge come se fosse il rettilineo dei box a Monza.

Davanti all’albergo, dove sono miracolosamente arrivato illeso, il door-man ha agitato una bandiera a scacchi. Dalle mie surrenali si potrebbe mungere adrenalina e ricavare una generosa quantitá da far invidia alle migliori mucche da latte trentine.

Oggi ho un fantastico meeting a Muscat (Oman), sveglia alle 2am body time, aeroporto, atterro, meeting formale e discussione di ore e poi riposiziono le gonadi sul volo di rientro: un piacere passare il sabato cosí.

Nel 2004 mi son lasciato tentare dal Nello (mitico rifugista fuori di testa) e assieme abbiamo attraversato il deserto dell’Oman per arrivare, dopo esserci insabbiati 8 volte nelle Wahiba Sands, a Salalah: la città dell’incenso da dove son partiti i Tre Magi Piazzisti Venditori Ambulanti (che avevano snasato l’affare delle figurine iconografiche-religiose e quindi erano partiti per avere l’esclusiva nello sfruttamento dell’immagine).

Alcune delle foto di quel viaggio le potete vedere a questo link: ve ne aggiungo sotto solo un paio per i più pigri …

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