Mi corre fare un paio di premesse nel racconto di oggi, la prima di fisica della dinamica, la seconda di stile architettonico, quindi mettetevi comodi e mescolate serenamente il cappuccino mentre vi ci inzuppate la brioche (o “cornetto” per i centro-italiani).

Premessa di fisica (statica e dinamica). Quando due corpi solidi entrano in contatto, si crea una situazione (temporanea) di equilibrio quando la sommatoria tra le forze e agiscono su di essi è nulla.

Vi guido con un esempio: quando si appoggia un bicchiere di birra sul tavolo, questo è soggetto alla forza peso, che tende ad attrarlo verso la terra, a questa forza si oppone il piano del tavolo. Se poi proviamo a spingere il bicchiere sul tavolo, avremo l’applicazione di una forza per lo spostamento, cui si oppone l’attrito sul piano del tavolo.

Questa ultima forza è detta anche dissipativa, volendo dire che il lavoro (lavoro= forza per spostamento) che compiamo per muovere il bicchiere di birra si trasforma (si dissipa) anche in un’energia “meno nobile” dell’attrito (il calore). Quanto abbiamo una superficie talmente liscia da poter trascurare l’attrito (ad esempio il ghiaccio che si liquefa, o il marmo bagnato) siamo in una situazione ideale per l’applicazione della forza al corpo e, attraverso la massimizzazione dello spostamento, abbiamo un “lavoro perfetto“.

Premessa di architettura. Ieri sera sono atterrato ad Abu Dhabi e sono andato a dormire in un albergo di una catena che normalmente preferisco, per la sobrietá minimalista del design delle loro strutture e l’accurato servizio che li distingue ovunque al mondo.

Giá all’ingresso, la lobby testimoniava che il minimalismo in questo caso si é scontrato un filino con i canoni locali di lusso e opulenza. Il marmo di carrara, con arabeschi intarsiati, è presente anche nel manico degli spazzolini da denti. Le pareti sono in pelle di struzzo nutrito solo con caviale beluga e accuratamente massaggiato in Thailandia durante tutta la sua vita, prima di cedere la sua pelle per una cosí nobile tapezzeria.

La camera rispecchiava la stessa situazione delle parti comuni, con una lastra unica di marmo anche a pavimentare il bagno, con una fantastica doccia a vista e una vasca da bagno strategicamente posizionata al centro della stanza: l’effetto “ellamadonnacherobasciccosa” è garantito.

Adesso uniamo le due premesse, con un incipit: ben lo sanno, a Mosca, che a mettere i pavimenti di marmo negli ingressi dei palazzi, si generano un numero di infortuni per caduta durante la stagione invernale con neve e ghiaccio. Culate, femori, polsi, gomiti si sbriciolano a ripetizione al contatto tra le suole delle scarpe e il marmo bagnato.

Perchè? Perchè bagnando il marmo si crea una micropellicola che, a contatto con un corpo, diminuisce l’attrito a quasi zero e massimizza la forza applicata, poi, alla natica del tipo che cade.

Quando stamane sono entrato sotto la doccia, con la grazia di un facocero insaponato, ho applicato le due premesse e l’incopit in un momento di assoluta unicità e perfezione fisico, architettonico e bestemmiativo.

La mia massa ha preso il volo, in una pretesa assenza di gravità, pattinando sul marmo bagnato e insaponato e ho evitato una catastrofica (e traumatica) caduta solo aggrappandomi all’asta della doccia, che ho parzialmente divelto.

Conque, se incontro l’architetto che ha previsto marmo liscio sul pavimento della doccia, gli annodo l’asta al collo, e apprezzate la clemenza, che di primo acchito l’avrei infilata dove poi avrei potuto usare il sopracitato architetto come bandiera.

Foto di oggi? Veramente di “adesso”, quello che vedo fuori dalla finestra ….

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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

7 Comment on “Forze dissipative

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