Gooooooodmorning VietMan

Erano oltre 30 anni che volevo urlare “Goodmorning VienMan” (distorsione degli americani del “Viet-Nam“), e finalmente stamani c’è l’ho fatta, con piena ragione di causa, svegliandomi alle 6:30 in un letto a Saigon.

Saigon… shit; I’m still only in Saigon… Every time I think I’m gonna wake up back in the jungle“, è lo voce fuori campo delle prime scene di Apocalypse Now, spettacolare film che Coppola ha diretto nel 1979, ed è quello che io citato quando Houn mi è passato a prendere con la sua Vespa Piaggio 150cc per un primo giro alla scoperta di questa città spettacolare.

Ovvio si sia reso subito conto che non ero un turista standard, anche perchè, memore delle esperienze a Beijing (vedi questo post), mi son presentato come “my name is Mau, as President Mao Tzen Dong, but you can call me Charlie Parker“.

Desidero però, prima di iniziare il racconto (a puntate, oggi la prima), rivolgere il mio più sentito ringraziamento a Galileo Galilei, per i suoi studi sul moto continuo uniforme. Il fisico pisano infatti ha posto le basi, con le sue equazioni sulla meccanica classica, su velocità, spazio, tempo, per la mia sopravvivenza nel traffico di motorini di Saigon. La prima cosa che ho difatti imparato è l’importanza di muoversi in modo prevedibile, senza brusche accelerazioni o cambiamenti di direzione improvvisi. Senza mai fermarsi.

Questo da la possibilità agli altri oltre 5milioni di motociclisti di Saigon (cifra ufficiale) di coordinarsi con voi ed evitare collisioni continue: il disastro è, per esempio, quando un pedone si ferma o quando una moto improvvisamente si spegne. Il continuum, la forza universale, subisce un fremito ed è subito un polpettone di moto, umani, banane arrosto e facoceri bestemmiatori.

Un altro paio di cose che ho imparato: le mie spalle sono molto, ma molto più larghe dello standard indocinese  e, dove il fido Houn ci passava alla grande con la sua Vespa, io invece mi portavo via bancarelle, ombrelloni, seppie in agrodolce e nonnette locali che ti offrono noodles dai marciapiedi.

l’altra è quella di non cercare in nessun modo di influenzare il delicato ecosistema, la sottile catena alimentare, il troiaio che ti circonda e nel quale sei immerso: pensando di fare cosa saggia, alla prima svolta a destra ho sollevato il braccio per indicare chiaramente a tutti gli avventori le nostre intenzioni curvatorie. La coppia che sopraggiungeva allegramente alle nostre spalle ha subito un trauma facciale schiantandosi contro il mio bicipite.

Bạn là một người đàn ông ngu ngốc lớn với một cánh tay mạnh mẽ như đá” mi hanno urlato. Huon, che manco si fa i cazzi suoi, ha dettagliatamente tradotto “they said you are a stupid big man with an arm strong as a stone“.

La prima dozzina di immagini scattate stamani ….

4 commenti

  1. Avrei voluto esserci e vedere tutta la scena in prima persona.
    Comunque il tuo racconto rende già bene l’idea …..
    :-))

    1. Ho l’impronta di denti orientali sul bicipite ….

  2. Aldo Castellano · · Rispondi

    Come al solito, sei fantasticamente delizioso…

    1. Anziano adulatore 🙂

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