11.582metri, 38mila piedi: sto guardando un pezzetto di questo nostro mondo dall’alto in basso, mentre due ali e quattro motori mi tengono piacevolmente seduto in una condizione di totale relax. Gran cosa la fisica relativistica: malgrado stia muovendomi, rispetto a un punto di riferimento a terra, a quasi 900kmh e mi si dovrebbero minimo scompigliare i capelli sulla pelata, sto invece bevendomi una tazza di tea in totale tranquillitá statica.

So che cercare l’ispirazione sul monitor che mi trovo davanti potrebbe significare che la mia vena creativa è alla canna del gas, soprattutto perchè l’intercalare delle informazioni alterna inglese e chinese, ma, visto che mi son svegliato e non ho nessuna voglia di lavorare fino a quando non atterro alle 5 di mattina a London, vedo di condividere una paio di pirlate.

Non so quanti di voi abbiano provato a cambiarsi d’abito nelle toilette di un aereo: per me è diventato consuetudine, visti i voli lunghi. Indossare qualcosa di più morbido e largo mi fa dormire meglio, e soprattutto, quando atterro e vado a lavorare direttamente, il mio abbigliamento non sembra sia uscito da una centrifuga ubriaca o da una serata di sesso estremo con una jena ridens.

Quello che in tutti questi anni non sono riuscito a capire è il perchè i progettisti sentano l’esigenza di costruire toilettes micrometriche, nelle quali giá le funzioni “basic” sono svolte con un minimo margine, ma l’infilarsi una maglia o un paio di pantaloni ti lanciano nell’universo del contorsionismo e dell’ematoma. I danni più consueti sono il trovarmi il pomolo della chiusura della porta piantata tra le costole, e, nel momento in cui riesco a mettermi la camicia, riesco a far partire l’acqua dal rubinetto, inzuppandola senza speranza.

È un esercizio yoga il riuscire a muovermi: ne esco con ematomi dopo aver quasi tentato di sfondare la porta per infilare la seconda gamba nelle braghe. Please, fatele di 10 cm più larghe!

Ho scritto questo post in aereo, a un paio d’ore dall’atterraggio: la foto è quello che vedo in questo momento, incluso l’effetto psichedelico … ma che ci mettono nel tea?

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It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

4 Comment on “Guardare dall’alto in basso

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