Quel 14 Maggio 1977 io c’ero.

Io c’ero, e la foto di Pedrizzetti (link) io l’ho vista con lui, mentre la scattava. Stavo salendo ancora da Via Olona, con il corteo, quando all’imbocco di Via Carducci si è sentito uno gridare “Romana fuori” e una quarantina di ragazzi si son messi a correre verso via De Amicis. Non era la prima volta che lo vedevo succedere, e sapevo che era la ricerca di uno scontro violento: non era la prima manifestazione cui partecipavo, un paio di mesi prima ero sdraiato a terra dentro un negozio che abbassava la saracinesca, in una traversa vicino all’Assolombarda, con colpi di pistola che mi risuonavano nelle orecchie.

Quel giorno più di altri mi è  rimasto impresso. È tra i ricordi di quegli “anni di piombo” che io ho vissuto, da ragazzo negli ultimi anni del liceo. Quella foto, e l’altra con due ragazzi che tornavano verso il corteo, mentre un terzo sparava ancora, sono “fotografie mentali” del mio ricordo, prima delle immagini in bianco e nero di Pedrizzetti pubblicate il giorno dopo e quelli successivi. Sono ricordi, come lo sono gli allucinanti momenti che seguirono fino a quando mi sono infilato dentro la metropolitana.

Oggi ho letto che Paolo Pedrizzetti è morto, in modo assurdo: cadendo dal balcone mentre sistemava degli addobbi, e la moglie l’ha seguito nel suo destino tentando di salvarlo. Ho rivisto quello scatto, ho risentito l’odore di quel giorno, di quei lacrimogeni, ho risentito le urla, gli slogan. Non ho più però sentito la rabbia e la violenza che ci animava quegli anni. Per fortuna ….

Foto? Beh, stasera ho sentito Franco Pagetti parlare della sua esperienza come fotoreporter in oltre 15 anni di conflitti e poi sono andato a cena con gli amici di NOC, di Leica Italia e di FOTOgraphia. Siamo usciti e, nulla forse capita per caso, sono passato nello stesso punto dove mi trovavo quel Maggio di oltre 35 anni fa ….

14 maggio


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

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