Hey Mau, you rock! You’re a one-man band sometime ….“: non so se devo prenderlo come un complimento per le mie capacità professionali o una sottile ironia che si riferisce al fatto che riesco a fare più casino di un complesso bandistico al gran completo, guidato anche da quei tipi col bastone agitato a mo’ di metronomo. Facciamo un filo di saccenza: le prime tracce di poli-strumentisti risalgono al 1200, in alcuni disegni che raffigurano alcuni uomini suonare con una mano un flauto a tre buchi e con l’altra battere su un tamburo.

Mi prendo però un filo di spazio oggi per una curiosità accademica: sono andato alla ASL per il vaccino contro la febbre gialla, obbligatorio per ottenere il visto in un paese africano dove voglio andare a fine Febbraio. L’assistenza è eccellente: informazioni on-line e risposte tempestive via mail, call center che con attenzione ti spiega la procedura e ti conferma l’appuntamento. Il personale sanitario è preparato e cortese e, dopo l’intervista e un’accurata descrizione dei rischi, delle profilassi e degli accorgimenti/consigli sanitari, vieni anche vaccinato: tempo complessivo meno di un’ora, considerando anche che avevo altre 7 persone davanti a me.

Tutto positivo, quindi? Quasi, a parte un piccolo dettaglio: ti consegnano il certificato di vaccinazione internazionale, che ovviamente devi tenere col passaporto sia per visti, sia per i controlli di rito (ad esempio quando parti dall’Angola e torni in South Africa, visto la provenienza da aree endemiche, lo scrupolo dall’health immigration è giustificato). Il problema è che le dimensioni del certificato internazionale di vaccinazione e profilassi sono leggermente più grandi (mezzo cm per il lungo e quasi un cm per l’alto) e quindi la normale pratica di attaccarlo con un paio di punti di cucitrice non riesce.

Lo so, è una cazzata, ma chi mastica come me i passaporti, cambiandoli annualmente, e affidandoli alle mani più creative di addetti all’immigration di tutto il pianeta che to lo restituiscono ogni volta quasi a brandelli: non oso immaginare che succederà al certificato nuovo di pacca, che ha una validità decennale.

Foto di oggi? Ovvio, un one-man band nei pressi di Palazzo Ducale …

oneman


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

3 Comment on “L’uomo banda

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