No, non è che mi hanno inserito in un programma di protezione testimoni e mi mandano a vivere a Fargo col nome di Al’Mau Elh’Obes, e nemmeno che mi sono improvvisato in una scena da Matrix casalingo e sono stato risucchiato dall’iPad, anche perchè non ci passerebbe manco il braccio.

Sono entrato nel programma di tesi di Davide sugli effetti combinati di dieta ed esercizio fisico per raggiungere una perdita di peso, un’aumento di tonicità e, soprattutto, un consolidamento metabolico che eviti lo yo-yo tra le taglie.

Quando mi ha approcciato chiedendomi “vuoi fare qualcosa di interessante?“, la mia risposta “con tua sorella?” non lo ha stupito più di tanto. Dopo un’accurata occhiata sulle mie analisi che confermano stranamente dei valori storicamente perfetti (manco quel cincinin di colesterolo fuori posto), segno che le mie cellule si ricordano ancora un quindicennio di sport agonistico.

Mi ha accuratamente misurato, pinzato con una molletta da adipe, passato sulla sedia elettrica per verificare la massa muscolare, infilato una mascherina da pilota sulla bocca, facendomi ansimare per un buon quarto d’ora mentre un mulino a vento controllava il mio metabolismo basale.

Il piano si articola su 5 settimane, con un’obiettivo di 1kg ogni 7 giorni: devo fare una dieta “blind trust”, che io ho tradotto come quello che ti fanno mangiare mentre, con una benda sugli occhi, sei legato al palo per una fucilazione. Davide è insensibile al mio sarcasmo, ha troppi clienti vip-cervellotici per essere scalfitto da quanto io possa dirgli.

Poi c’è la “scheda”: mitica tavola, venerata in palestra dagli astanti manco fossero i comandamenti elargiti a Mosè sul Sinai.

Per il vero, anche qui si vede ogni tanto qualcuno che, incazzato nero, la strappa e va al bar a farsi 12 cornetti urlando “col cazzo faccio altri 70 kili in panca”. Per i più atei, mi riferisco al fatto che il buon Mosè la versione 1.0 delle tavole con i 10 precetti le aveva spaccate quando, tornando all’accampamento dopo aver chiacchierato con un roveto ardente, mica con Beria come faccio io e mi sembra di essere quindi conciato meglio, dicevo tornando all’accampamento l’aveva trovato riempito di slot-machines da bar e da bandiere azzurre con l’effige del cavaliere.

Tre serie da 10 squat-press-ciucc-push con un bilancere da 60 kg“. Gli rispondo “Senti, ma non è che ci sia anche un ‘fart’ previsto? Lo dico perchè con lo sforzo che mi toccherà fare alla terza serie, rischio di far partire un peto che fa volar via la modella lungigambe che si sta mettendo qui alle mie spalle per i suoi esercizi quotidiani di innalzamento tette-culo”. Vengo ignorato nel mio sarcasmo.

Prendi la palla da 16 kg e fai 5 serie di push-back mantenendo le braccia tese e facendola salire solo con un colpo di bacino“: mi sembra di emulare il rapporto sessuale  di un tyrannosaurus rex, ma ho capito che fare domande è come pretendere che gli agenti della Stasi avessero il senso della democrazia pluralista e del dibattito contestativo costruttivo.

10 minuti di corsa e poi riprendi il circuito per tre volte consecutive, così manteniamo bella alta la frequenza cardiaca“. Eufemismo “bella alta”, ho il segnale acustico del cardio-frequenzimetro che è passato dal pigolio sommesso, alla sirena da nebbia del Titanic, e adesso alla Marcia Funebre dell’Eroica di Beethoven.

Prossima settimana sono graziato perché gli hanno rubato il pc e le macchinette da misurazione antropometrica degne delle tesi sulla criminalità morfologica, ma dopo si comincia: vi tengo aggiornati.

Foto di oggi? beh, dopo i tre giri di esercizi avevo la lingua più fuori che Beria in questa immagine ….

lingua


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

13 Comment on “Sono nel Programma

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