Ho fatto una scappata all’Abbazia di Chiaravalle, a due passi da casa. Dal momento nel quale ho varcato la porta e ho visto in lontananza un gruppo di monaci intenti nella preghiera, una musica mi è entrata in testa: “O Fortuna, velut Luna statu variabilis, semper crescis aut decrescis“, i Carmina Burana.
Siamo nel XIII secolo, e mi sono immaginato il momento della costruzione dell’Abbazia (eretta tra il 1172 e il 1221), il corpo di poesie medievali, e la composizione di Carl Off del 1935 ha fatto da perfetta cornice alla mia fantasia: sfortuna che Beria non fosse lì a portata di mano (o di zampa) per discuterne.
Il coro ligneo della navata centrale mi ha sempre affascinato: pensare alla mano che, intorno alla metà del 1600, ha intagliato ogni singola figura donandole particolari unici e dettagli incredibili, e poi vedere gli stalli allineati con la luce che entra dal presbiterio è veramente qualcosa che merita.
La torre, con l’orologio astronomico progettato da Leonardo da Vinci, sancisce le ore della preghiera e del lavoro: l’ordine monastico Cistercense promuoveva un ritorno all’austerità, al lavoro manuale e ad una maggiore aderenza alla regola Benedettina.
Qualche scatto dentro Chiaravalle …
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Belle foto Maurizio. La tua descrizione della storia dell’Abbazia, la foto del monaco che percorre il corridoio del chiostro, immaginare di sentire i Carmina Burana di sottofondo, trasportano senza fatica in quella che poteva essere l’atmosfera di quel tempo… grazie. Una carezza a Beria. Buona domenica
🙂 grazie. Buona domenica a te
Beria ringrazia e scodinzola ….
Che splendore,molto bella in particolare la scagliola carpigiana ( purtroppo rotta) ma piena di luce e colori.Ciao Ines
🙂 grazie