Pare che la birra fosse già in uso nel Neolitico, 11.500 anni fa, e alcuni archeologi speculano sul fatto che abbia dato un fondamentale impulso alla civilizzazione e allo sviluppo del pensiero e della sbornia.

Il famoso birr-antropologo Mau Mc Vag, ad esempio, sostiene che la scoperta del ferro sia da attribuire all’esigenza di realizzare boccali più robusti per brindare senza il rischio che i contenitori si rompessero e il prezioso liquido andasse perduto. Anche l’invenzione della ruota e del carro segue prima la necessità di fermentazione della birra in botti circolari, e poi del loro trasporto in un mercato in continua espansione.

Continuando nella sua lettura, l’insigne storico sostiene che la stessa civiltà greca ha subito l’influsso della birra, come testimoniato dalle tesi di Eraclito “tutto fermenta e crea una bella schiuma sopra un buon bicchiere di birra”, da quelle di Zenone (nel famoso paradosso di Achille e il Pub), dalla richiesta di Socrate nel momento della condanna (“Si fotta la cicuta, datemi una birra ghiacciata, cazzo!”), e dalle visioni alcoliche di Platone che, uscendo dopo 10 pinte, cominciava a parlare di caverne e di Repubbliche.

Il MedioEvo vede il trionfo dei birrifici monastici, nati per bagnare la gola ai miniatori che copiavano i manoscritti con indefessa ostinazione, rifiutando l’uso della fotocopiatrice che conferiva un gusto amarognolo e metallico alla bevanda. Mentre Leonardo da Vinci inventava il pacco da 6 lattine e il tappo a corona apribile con un movimento rotatorio, il Rinascimento ci lascia opere che trasudano birra, quali quella del Botticelli, “La Nascita della Bionda”.

La rivoluzione industriale focalizza la concentrazione della produzione e del proletariato con il fine ultimo del miglioramento della fruizione del Pub, dope poter consumare birra accanto ai mezzi di produzione. Superfluo poi ricordare la centralità della bevanda nello sviluppo delle tesi sulla curvatura del bicchiere e sulla estensione multidimensionale della schiuma che hanno valso ad Einstein il Nobel per la Fisica.

Penso che 300 parole di cazzate possano bastare.

Si, sono stato a farmi un paio di birre, e no, non sono assolutamente pentito per l’impatto devastante che questo ha avuto sulla mia dieta che ormai è un palese semplice ricordo, che riconsiderò atterrando in Asia la prossima settimana. Foto? Indovina un po’ il soggetto ….

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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

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