ANZAC

Il 25 Aprile è il giorno della commemorazione di tutte quelle donne e quegli uomini, di Australia e New Zealand, che hanno servito il loro paese e sono morti in tutte le guerre, conflitti e operazioni di mantenimento della pace. L’acronimo ANZAC significa difatti “Australian and New Zealand Army Corps”. Precedentemente la giornata ricordava i caduti di Gallipoli.

Qualche pillola di storia, visto che Beria sta seguendo il blog, a casa, e decisamente le mancano i miei racconti quasi quotidiani: durante la Prima Guerra Mondiale, le truppe ANZAC furono assegnate a supportare la cattura della Penisola di Gallipoli (Turchia, non Puglia), per puntare verso la presa di Costantinopoli (Istanbul oggi) e indebolire così la Turchia, alleata della Germania, aprendo un secondo fronte a sud-est. L’obiettivo dell’offensiva era garantire una testa di ponte per il passaggio della flotta e l’approvvigionamento nella campagna poi verso Costantinopoli.

Le truppe alleate sbarcarono il 25 Aprile, incontrando la fortissima resistenza dell’esercito Ottomano, guidato da Mustafa Kemal (il futuro Atatürk, padre della Turchia secolare e moderna): l’operazione, prevista come una “guerra lampo”, si trasformò in 8 lunghi mesi di carneficina, dove, prima di essere evacuati a fine anno, 22mila Inglesi, 10mila Francesi, 11 Australiani e NeoZelandesi, oltre a 1500 Truppe Indiane persero la vita.

Lo shock in patria fu fortissimo: era la prima volta che Australia e New Zealand si confrontavano direttamente con la tragedia della guerra. È tradizione, nella giornata odierna, appuntarsi un ramo di rosmarino sul bavero della giacca: tra le proprietà terapeutiche della pianta c’è quello di stimolare la memoria, e questo riferimento simbolico ne fa un momento di commemorazione.

Oggi nelle città principali si tengono delle manifestazioni di ricordo (all’alba, con il suono delle trombe del “silenzio”), e delle parate che vedono un genuino sentimento di ringraziamento verso che ha dato la vita per il suo paese, con poco trionfalismo ma molta gratitudine. Non posso certo essere definito un militarista, anzi tutt’altro, ma sentire il suo delle cornamuse e vedere la commozione dei veterani, della gente, del personale ancora in servizio è stato veramente emozionante.

Sono andato a mescolarmi alle truppe di marina che si stavano preparando per marciare in parata (totalmente e giustamente disarmati: non una singola arma è stata portata in manifestazione, segnale direi molto bello): ho scattato qualche immagine e poi ho avuto la conferma di una mia teoria. Chiamiamola la teoria del DNA al doppio malto.

Gli Australiani bevono, si sa, e per loro ammissione bevono “tanto” (dove il “tanto” indica il loro consumo in una sera di quanto io possa ingurgitare in un anno). L’altra sera ero in un pub (poi ve lo racconto, visto che ho sentito suonare una nuova Annie Lennox) e vedevo i ragazzi figli di amici che si facevano 3.75 pinte di birra all’ora (avevano appena superato l’esame di statistica), per 5 ore consecutive e riuscivano ancora mirabilmente a stare in piedi. Ho partecipato ad un “terzo tempo” tra giocatori di rugby australiani e new zealandesi e devo riconoscere che sono entrato in un’altro universo dove venivano servite caraffe individuali, le pinte erano considerate alla stregua di ditali o flutes da champagne.

I marinai australiani? È chiaro che per fare il marinaio qui ti fanno un accurato esame del DNA. Se tu non reveli la presenza di malto o luppolo non hai nessuna possibilità di venire arruolato. Non bevono ne pinte ne caraffe, ma bacini di carenaggio di birra dove possono par manovrare agilmente un incrociatore.

Le foto di stamani ….

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2 commenti

  1. Buon 25 Aprile 🙂
    Mi metto in un vasetto sulla scrivania un rametto di rosmarino (ma che bella cosa!) per ricordare, ancora, che la libertà è sacra e quella conquistata con il sangue lo è doppiamente.
    Non solo la libertà interiore, ma quella di vivere in un Paese libero.

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