Esattamente oggi, ma 55 anni fa, cominciavo a rompere le palle al mondo. C’è chi annovera il mio avvento come l’undicesima piaga biblica dell’Egitto dei Faraoni, o come la reazione della natura più primordiale al pari di quando si scatena Ebola nelle caverne dell’Africa Centrale, o anche come lo sbirillamento dell’elettrone che da poi origine alla reazione a catena dei nuclei di plutonio e quindi alla liberazione di energia comunemente nota come esplosione nucleare. Fortunatamente nessuno mi paragona ai disastri epocali di vent’anni di Cavalierato altrimenti, da sincero democratico, gli faccio saltare i denti.

Come festeggio? Ma dai, che, come dice White Mam(b)a, sono 55 anni che sto festeggiando! Vediamo i programmi, tentando di rispettare consecutio temporum e fusi orarorum.

Beh, la mattina, se i talloni mi assistono vorrei correre giù fino a Cruwee Cove e poi tornare indietro per prendere bus e ferry  fino a Manly: tira vento teso e ci dovrebbero essere delle onde da paura con cielo azzurro. Non ho deciso di prendere una tavola da surf e di farmi saltare le gengive sulle rocce, prenderò una birra e mi farò saltare un buco della cintura faticosamente guadagnato.

Il pomeriggio vedo degli amici a Bondi, tanto per continuare la giornata sull’onda: per quell’ora dovrei essere già in un deciso stato di incoscienza e quindi tornerò a Coogee attraverso il costal walk, se i polpacci mi assistono. La sera vado a mangiarmi (con altri amici) una monumentale bistecca in un posto tra Paddington e Woollahra di cui spero di ritrovare numero telefonico e indirizzo, perché è talmente nascosto che a trovarlo deve guidarti Tex Willer. Poi collasserò in uno stato di semi-incoscienza, o di totale incoscienza a letto, guardando l’Oceano Pacifico con una palpebra abbassata stile triglia che ha visto giornate migliori.

Foto? L’altro ieri (aggiungere 1,5gg per chi legge tra fusi e ritardi di pubblicazione) sono andato prima diretto sulle Blue Mountains, poi sceso in picchiata verso sud per 300km fino a superare Berry: posti che non avevo mai visto prima, e che stanno cominciando a venire apprezzati più che le North Beaches. Ho scattato una ventina di foto, e ve le proporrò in un altro post, ma tre di queste oggi me le regalo, canticchiandomi “Happy Birthday, Mau” ….

blue mountain bluem 1 bluem 5


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

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