La sete

In settimana ho visto, durante un notiziario della BBC, gli effetti di un inverno estremamente secco e di un monsone inusualmente in ritardo sulle aree rurali del Myanmar. Devo essere a Yangon tra poco più di tre settimane, e rivedere in tv i campi che avevo visitato nel momento della posa del riso, perfettamente allagati e con qualche bufalo all’aratro, è stato veramente strano e triste. Immagini di monaci in fila costeggiando taniche vuote in attesa di un aiuto che arrivasse da Yangon, dove le riserve idriche sono ancora in buono stato, mi ha riportato alla mente una mattina sulle montagne (vedi questo post)

Ho letto sulla Reuters che WHO (World Health Organization) stima in circa 750 milioni gli individui al mondo che non hanno accesso ad acqua potabile, con delle punte di oltre il 50% della popolazione in oltre 50 paesi quali praticamente tutti i centro-Africani, il Mozambique, l’intero continente Indiano, il Laos e Papua New Guinea (qui il link al rapporto, che comunque indica progressi rispetto ad una decina di anni fa).

However, 748 million people – about half of them in sub-Saharan Africa and half in Asia – still do not have access to an improved drinking water source. More than one third of the global population, some 2.5 billion people, still do not have access to a basic toilet and 1 billion people still practise “open defecation”. Access to better drinking water and sanitation are seen as crucial in the fight against killer diseases such as cholera, diarrhoea, dysentery and typhoid.”

Nel 1995 (vent’anni fa), Ismail Serageldin, all’epoca vice president della World Bank , dichiarava: “Many of the wars this century were about oil but those of the next century will be over water“: molte delle guerre di questo secolo si sono combattute e si combattono per il petrolio, quelle del prossimo secolo saranno per il predominio sull’acqua.

Fortunatamente la sua previsione è ancora abbastanza disattesa, anche se le risorse idriche stanno diventando sempre più cruciali e la sete è una vera arma di distruzione di massa.

Foto? In Febbraio ero a Yangon (Burma/Myanmar) e ho scattato questa immagine nella spettacolare Shwedangon Pagoda ….

yangon (1)

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6 commenti

  1. Il fatto che non sia per noi un’emergenza non significa che l’acqua possa essere sprecata. E qui ne sprechiamo un’infinità con le condotte idriche che perdono, non recuperando l’acqua piovana… Sarebbe necessario un “cambio di testa” preventivo e non quando ormai sarà tardi e lo si dovrà fare per forza…

    1. Si, hai ragione ….

  2. L’immagine è spettacolare davvero, il tuo post suscita in me una riflessione che potrà anche sembrare banale, lo so, a volte diamo per scontate tante cose, nel mondo ci sono popoli che affrontano dure difficolta e a volte noi sembriamo non ricordarlo abbastanza.
    Ciao Mau, un abbraccio!

    1. Un abbraccio, Miss …

  3. Noi siamo una nazione strana. Facciamo un gran parlare di TAV e del ponte sullo stretto, delle grandi opere e dei grandi movimenti economici ad esse legate (leggasi expo di Milano nelle ultime ore), ma del dissesto idro geologico, delle condotte che perdono come colapasta, dove non si separano le acque grigie da quelle nere, del fatto che in molte zone d’Italia non arriva neanche l’acqua, che viene portata dai camion o raccolta sui tetti quando piove.
    Siamo il paese dei paradossi, o come diceva mio padre…. siamo un paese da chiudere!
    Tanto per darti due numeri, dove abito la falda sta a -480 m. per fare un minipozzo servono ca. 35.000€, per tenerlo in esercizio ne servono 1.500€ annui, mentre un camion da 20m cubi d’acqua costa 70€.
    L’acqua è davvero una risorsa, dopo l’oro nero, è tempo dell’oro bianco!

    1. Hai ragione, fratello!

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