Ma ti prego ….

Queste sono state le mie parole quando, intorno alle 4 di stamani, dopo aver tentato inutilmente di riaddormentarmi per graziare Beria di una passeggiata veramente antelucana, ho aperto il sito del Corriere della Sera per spulciare qualche notizia italiana, cosa che tento di fare il meno possibile per evitare di guastarmi il fegato.

Ah, per inciso, il nuovo disegno e i nuovi contenuti (quali?) del Corriere sono talmente scadenti che ho rinunciato anche all’abbonamento on-line che mantenevo da tempo quasi secolare: capisco l’esigenza di tagliare i costi, ma almeno scopiazzate bene e traducete correttamente quello che il sito della Reuters o della BBC presentano (gratuitamente), con impeccabile limpidezza e giornalismo! (fine dell’inciso-filippica).

Dunque, fatemi condividere in modo veloce una rassegna stampa di quello che ho trovato su questo nostro povero paese. Cominciamo con il tipo, (Matacena, ex parlamentare di Forza Italia) che è scappato a Dubai dopo una condanna esecutiva a 5 anni: lamenta una “giustizia di parte”, visto che durante la scorsa legislatura gli inquisiti (e i condannati) sono stati spropositatamente di più nelle file di Forza Italia che non in quelle della sinistra. Non lo sfiora il dubbio che abbiano arruolato nelle file del partito una mandria di farabutti, ma chiede una par-condicio nella galera. “Ma ti prego ….“.

Matacena dichiara anche di credere nel Tribunale di Dubai (assolutamente famoso per una limpida applicazione di giustizia, diritti civili, e rispetto per gli stranieri, ovvio-sarcastico), e di mantenersi lavorando come Maitre d’Hotel, evitando di menzionare beni sequestrati per circa 50 milioni di euro e altrettanti imboscati in paradisi fiscali stando alle intercettazioni nelle chiacchierate con la moglie (entrambi residenti a Monaco fino alla fuga). Io mi son mantenuto agli studi facendo il cameriere extra in ristoranti e banchetti: avessi saputo che a fare il Maitre si guadagnava così, chi cazzo me lo faceva fare di diventare un dirigente in una multinazionale?. “Ma ti prego ….

La fuga è stata aiutata e favorita da Scajola che, non contento di essersi trovato una casa romana vista Colosseo a sua insaputa, da bravo ex ministro dell’interno, non si è fatto scrupolo di organizzare un proprio servizio segreto privato e di gestire fondi a favore di un latitante, oltre che tentare di fargli ottenere un visto e una copertura politica in Libano (che ultimamente va di moda, sarà per l’ottima cucina?). “Ma ti prego ….

Ho poi leggiucchiato lo strazio dell’Expo, dove, al solito riusciamo a litigare in cento diversi modi per anni interi, lasciando passare il tempo fino ad accorgerci che manca meno di un anno e non ci sarà tempo di concludere un beato cazzo dei lavori pianificati: siderale figura di merda per tutti noi Italiani. In aggiunta c’è un fioccare di bustarelle, mazzette, corruzioni e appalti dubbi: è mai possibile che io, operando in paesi in cima alla lista dei più corrotti della galassia, sia sempre riuscito a mantenere la mia azienda pulita, mentre nel nord meneghino abbiamo addirittura il ritorno di un mito al tempo di mani-pulite, il Signor G.?. “Ma ti prego ….

Ma ti prego, anzi, vi prego: so che non è educativo ne democratico, anzi tutt’altro, ma, vi prego, fatemeli prendere a ceffoni!

Foto? Ovvio, una preghiera, a Yangon in Birmania ….

monk


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

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