“Beria, mi son fatto 30 chilometri di pedalata fantastica stamani [‘ieri’, per chi legge]!”.

Lo sguardo del mio cane, attapetata (neologismo: sdraiata sul tappeto persiano del salotto, estendendo ogni possibile pelo a contatto con la lana del bukara), è eloquente. Parlasse mi risponderebbe “Si, fossi anche uscito direttamente alle 5:45, quando invece mi hai strappato dal sonno dei giusti per pascolarmi un’ora mentre in giro non c’era manco un cane, e cogli la sottile ironia, sarei anche più felice e con meno occhiaie di pelo sotto gli occhi ….“.

“Ho attraversato la Paullese e Ponte Lambro, risalito tutto viale Mecenate e in Cardinal Mezzofanti mi sono ingarellato con uno su una Bianchi corsa che continuava a far scattare il deragliatore per guadagnare in potenza, mentre io fiero esponevo il polpaccio e lo castigavo alzandomi sui pedali”.

“Son salito fino in Citta Studi e poi ho piegato verso la Facoltà di Architettura, lasciandomi il Politecnico sulla destra ed entrando nella rotonda di Piola come se fosse stata la Curva del Tabaccaio nel Gran Premio di Monaco. Arrivato in Piazza Argentina ho girato in Buenos Aires, infilandomi in via Casati, quasi facendo le punte delle scarpe a un pedone che attraversava col rosso”.

“Poi mi è arrivato il latte alle ginocchia, beh, in realtà al palato”.

Beria mi guarda e i suo occhi mi dicono “Eh, eh, alla fine l’acido lattico ti ha castigato, facendoti pagare obesità, mancanza di allenamento e la pretesa di considerarti ancora un trentenne mentre invece hai doppiato il mezzo secolo, aggiungendo anche un lustro sul tavolo da poker della vita, sperando che dall’altra parte si rilanci, che se ‘vede’ di prendi uno sciupone che poi vai a scattare l’otturatore con Capa e Bresson nel purgatorio dei fotografi?”

“Mi son fermato da Pavè, mitico posto/pasticceria/caffè e mi son fatto una tortina divina (‘Tonka’: frolla con frangipane al pistacchio, lamponi e mousse al cioccolato bianco aromatizzato alle fave di Tonka), con un bicchiere di caffelatte freddo: roba che ti da alla testa dall’apporto calorico in un’estasi delicata di sapori. Unico problema è che a fronte del consumo di 1,930 calorie nei 30km di bicicletta, ho ingerito 1,250 calorie di breakfast: fossi stato a casa a leggere il giornale sorseggiando un tea, lo sbilancio sarebbe stato lo stesso.”

Beria ondeggia leggermente la coda “Dieta a base di croccanti in ciotola ti meriteresti, altro che cosine sfiziose …..

Foto? Ovvio, il mio breakfast di stamani da Pavé: si, mi son portato dietro la M240 e il Summilux per fotografarlo, altrimenti non riuscivo a farvi sbavare per l’invidia …

pavemilano


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

15 Comment on “Il latte alle ginocchia

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