… Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi, ha già troppi impegni per scaldar la gente d’altri paraggi,
una bimba canta la canzone antica della donnaccia, quello che ancor non sai tu lo imparerai solo qui tra le mie braccia …
[Fabrizio De André – La Città vecchia, 1965]

Babbo, ma te ne vai?“. “Si, Cami, vado a Genova stasera. Ho voglia di odori, di alici, di carruggi, di Città Vecchia. Torno domani”.

La casa è fresca, quasi due metri di mura che reggono 800 anni di storia. Il marito di Cecilia è la prima persona che incontro, in Via di Canneto il Lungo, dopo la pescivendola che chiamo “Alice” solo perché le compro le acciughe ogni volta che me le raccomanda. Esco in Porta Soprana e taglio verso Piazza de Ferrari, che colora di arancione il Palazzo della Borsa. Scendo in San Matteo, so dove sto andando.

Silvia mi abbraccia. Le alici impanate, fritte. Fresche, croccanti, saporite. Un bicchiere di Tokay. Il gratin di tonno sulle melanzane con un battuto di olive e capperi. Un bicchiere di Rossese. Due fette di Pecorino fresco con un pomodoro che profuma da metri di distanza.

Cammino nella notte, tornando a casa: passo sotto San Lorenzo e allungo fino in Via di San Bernardo. Incontro Maurizio, già inoltrato nella sua serata etilica: “Ti vedo …. ti vedo … ti vedo massiccio come un pilone Mau” mi dice, tradendo la sua passione rugbystica.

“Si, un filo di allenamento e la struttura da bastia cattiva mi torna fuori, ma son buono come una mollica di pane toscano, puciato nell’olio con due cristalli di sale”. Maurizio mi sorride. “Fatti vedere più spesso, che si sente che qui ci stai bene. E poi con quelle cazzo di spalle grosse fai arredo nei carruggi, forse più ‘paura’ che ‘arredo’, ma va bene così“.

Foto? Qualche scatto di stasera, tutti a pochi metri da casa …

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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

20 Comment on “Se ti inoltrerai lungo le calate ….

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