Do not be indifferent to the day when the light of the future was carried forward by a burning body” (Non si può rimanere indifferenti il giorno nel quale la luce del futuro è annunciata dal corpo di un uomo che brucia), questa scritta, poi immediatamente cancellata, apparve il 16 Gennaio 1969 in Piazza Wenceslas, a Praga.

Quel giorno Jan Palach, studente di storia ed economia politica all’Univerzità Kaelova, decise di darsi fuoco, a 21 anni, per risvegliare la coscienza e l’orgoglio della Czechoslovakia invasa dalle truppe dell’Unione Sovietica e di altri stati del Patto di Varsavia.

Cominciata il 5 Gennaio 1968, con l’elezione di Alexander Dubček, la Primavera di Praga puntava a offrire ai cittadini una decentralizzazione dell’economia e un percorso verso la democrazia. Furono garantite le libertà di stampa, di parola e di viaggio. Lo stato, artificialmente aggregato con 3 diverse aree geo-politiche, venne suddiviso in due, a rispetto delle tradizioni culturali e politiche: la repubblica Czech e la Slovakia.

La notte del 20 Agosto 1969 la Primavera fu spenta con i carri armati sovietici: la mattina dopo gli abitanti di Praga li trovarono per le strade. Francesco Guccini ha scritto una bellissima canzone su questo …

Di antichi fasti la piazza vestita, grigia guardava la nuova sua vita
come ogni giorno la notte arrivava, frasi consuete sui muri di Praga.
Ma poi la piazza fermò la sua vita, e breve ebbe un grido la folla smarrita
quando la fiamma violenta ed atroce, spezzò gridando ogni suono di voce. 

Son come falchi quei carri appostati, corron parole sui visi arrossati
corre il dolore bruciando ogni strada, e lancia grida ogni muro di Praga.
Quando la piazza fermò la sua vita, sudava sangue la folla ferita
quando la fiamma col suo fumo nero, lasciò la terra e si alzò verso il cielo.

Quando ciascuno ebbe tinta la mano, quando quel fumo si sparse lontano
Jan Hus di nuovo sul rogo bruciava, all’orizzonte del cielo di Praga.
Dimmi chi sono quegli uomini lenti, coi pugni stretti e con l’odio fra denti
dimmi chi sono quegli uomini stanchi, di chinar la testa e di tirare avanti

Dimmi chi era che il corpo portava, la città intera che lo accompagnava
la città intera che muta lanciava, una speranza nel cielo di Praga

Foto? Ho fatto due passi, dandomi la regola di far emergere Praga solo da alcuni dettagli, scartando le foto “turistiche”, mentre le persone dovevano al solito essere il cardine dell’immagine. Poi mi son lasciato anche stregare un po’ dal Summilux e l’ho spinto fino a farmi capire che foto si riescano a tirar fuori con ‘sto gran vetro …

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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

11 Comment on “Jan

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