Ma perché questo nome, ‘Bread and Roses’, per un negozio di fiori” chiedo a Eleonora che sta preparando una decorazione floreale per un matrimonio domani.

Attraverso le sue parole scopro che è la strofa di una poesia di James Oppenheim, e che ha ispirato lo slogan di uno sciopero nell’industria tessile americana a Lawrence, nel Massachusetts: nel corso di un appassionato discorso Rose Schneiderman, leader sindacale e attivista dei diritti civili, riprese “bread and roses, pane e rose” per celebrare non solo i diritti delle lavoratrici, ma anche un chiaro riferimento a femminilità e dolcezza.

Lawrence aveva sviluppato nella prima metà del 1800 una fiorente industria tessile dove, a partire dal 1900, l’introduzione della meccanizzazione aveva de-specializzato la richiesta di forza lavoro, sostituendola con una mano d’opera di immigrazione (oltre 50 nazionalità), soprattutto donne e bambini. Le condizioni salariali erano sotto la soglia minima di sussistenza e quando la legge dello Stato ridusse l’orario massimo dalle 56 alle 54 ore settimanali, la proprietà dei filatoi applicò una detrazione salariale.

Le condizioni di vita erano oltre la soglia di povertà: un’indagine federale del 1912 riporta che “The workers in Lawrence are living in crowded and dangerous apartment buildings, often with many families sharing each apartment. Many families survived on bread, molasses, and beans; as one worker testified ‘When we eat meat it seems like a holiday, especially for the children’. The mortality rate for children was 50% by age six; 36 out of every 100 men and women who worked in the mill died by the time they reached 25

Nello spazio di una settimana oltre 20mila lavoratori entrarono in sciopero: la reazione fu dura con un esteso uso dell’esercito per reprimere la protesta. La notizia delle violenze, soprattutto verso madri e bambini, catalizzarono l’attenzione della Nazione Americana, del Congresso e del Senato e forzarono un approccio che vide, nel Marzo 1912, le richieste dei lavoratori vennero accolte. Sono andato a cercare la poesia di Oppenheim:

As we come marching, marching in the beauty of the day,
A million darkened kitchens, a thousand mill lofts gray,
Are touched with all the radiance that a sudden sun discloses,
For the people hear us singing: “Bread and roses! Bread and roses!”
As we come marching, marching, we battle too for men,
For they are women’s children, and we mother them again.
Our lives shall not be sweated from birth until life closes;
Hearts starve as well as bodies; give us bread, but give us roses!
As we come marching, marching, unnumbered women dead
Go crying through our singing their ancient cry for bread.
Small art and love and beauty their drudging spirits knew.
Yes, it is bread we fight for — but we fight for roses, too!
As we come marching, marching, we bring the greater days.
The rising of the women means the rising of the race.
No more the drudge and idler — ten that toil where one reposes,
But a sharing of life’s glories: Bread and roses! Bread and roses!

Foto? Eleonora, nel suo bel negozio sulla salita di Sant’Agostino che dalla Chiesa di San Donato porta su verso le Mura delle Grazie. Si, a Genova, ovvio ….

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It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

7 Comment on “Bread and Roses

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