JC

Bello passare una serata con un amico.

Sono a Parigi, dalle parti di Bercy: ho ordinato un fois gras in padella e una tartare, JC mi ha seguito sull’antipasto e poi si è ordinato qualcosa che suonava come un “conflitto di pollastri” ma ammetto che il mio francese è un filo arrugginito e la mia passione per la specie avicola decisamente bassa per prestare interesse.

Ci siamo bevuti una buona bottiglia di Bordeaux, sincero, cristallino, schietto.

Abbiamo lavorato assieme per qualche anno: forse stiamo diventando vecchi, forse è l’emozione del ricordo di un tempo differente, forse è solo bello e divertente quello che abbiamo combinato assieme, saltellando in ogni parte del globo.

Ci siamo ricordati quando, a Mumbai, abbiamo preso un ascensore senza pareti e porte e, quando arrivati oltre il ventesimo piano io abbia dichiarato “col cazzo che riprendo questo cazzo di ascensore” e lui mi abbia fatto eco (è francese e conosce bene il soggetto) “Oui, pare una ghigliottina“. Poi sono andato a cercare la porta che dava sulle scale e, richiudendola calciando un paio di ratti grossi come gatti di media taglia, io abbia detto “Dai, poi l’ascensore non è così male“.

Abbiamo rivisto quando lui, nel mezzo di un monsone, si è tolto le scarpe, rimboccato i pantaloni e, mostrando il francesissimo pedalino corto, si è messo a cercare il suo telefono che gli era caduto in una pozzanghera con io che gli promettevo di comprargliene due nuovi basta che cambiasse il colore delle sue calze arancioni.

Ho sghignazzato, volgendo la faccia al cielo,ricordando quando si è sentito male, dopo un volo New Delhi>Paris>San Francisco>Chicago>London e l’aereo era pieno di ginecologi che, chiamati a soccorso dagli assistenti di volo, avevano certificato comunque che non fosse un caso di gravidanza isterica mentre io mi contorcevo dalle risa. E poi abbiamo parlato di quando eravamo in South Africa a chiuderci dentro la macchina mentre attraversavamo Soweto, di quando ci hanno fatto atterrare in emergenza a Cracovia e io, anticlericale di ferro, polemicamente rifiutavo di mettere piede nella città natale del papa polacco.

Mi ha ricordato quando ho avuto un’idea che stranamente ha funzionato e ancora oggi, a quindici anni di distanza, gestisce con efficienza un processo quotidiano per oltre trecentomila individui con quasi un milione di transazioni al giorno; abbiamo rivisto le cene al Cap Vernet e nelle botteghe di formaggi, abbiamo risentito le mie secche bestemmie poliglotte, abbiamo accennato al futuro, al suo e al mio.

Mi ha detto di aver imparato molto da me, dalle mie visioni, dalla mia follia, dal mio modo di gestire le risorse. Io ho imparato tantissimo da lui, dalla sua precisione, dalla sua capacità di leggere un disarticolato mio pensiero e tradurlo in efficiente realtà, dalla sua capacità di organizzare la comunicazione con incredibile serietà.

Bello passare una serata con un amico …

JC

It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

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