Sono oltre un centinaio di anni che le imbarcazioni attraccano nel Creek, andando a servire il commercio tra Dubai e Iran, Somalia, Yemen, India and e altri paesi della regione, ma questo traffico si è fortemente incrementato grazie alle attività di draggatura del canale nei primi anni ’60.

C’è anche onestamente da riconoscere che il boom degli ultimi decenni è soprattutto legato all’embargo nei confronti dell’Iran che proibirebbe l’import e la distribuzione di molti prodotti occidentali: come era successo in passato anche per la Libya, da queste parti il denaro non ha alcun odore e con un approccio storicamente commerciale, le popolazioni locali hanno provveduto, per sicurezza, a profumarlo con Chanel Nr.5, “just in case“.

Entro la fine del prossimo anno il molo storico d’attracco che si estende dalla sede del Dubai Custom, alla base del Makhtoum Bridge fino all’imbocco del mare, andrà demolito e tutta l’attività portuale viene spostata invece sul braccio di creek che si appoggia verso Sharjah: stamane son venuto a fare un giro da queste parti, forse per la decima volta negli ultimi vent’anni. È l’unica parte della logistica dell’emirato che resiste al tempo e si mostra inalterata e vera: tutto il resto, il grande traffico, è invece nel terminal di Jebel Ali ad una quarantina di chilometri di distanza.

Sono passato tra chi lavava le stoviglie e chi stendeva i panni. Mi sono fermato a guardare la riparazioni delle nasse. Sono stato invitato a salire a bordo su numerosi Dhow (l’imbarcazione in legno, tradizionale di questa parte dell’Oceano Indiano) e ho potuto chiacchierare in un misto di Inglese, Arabo, Urdu e che-ne-so altro visto che più che le parole potevano i fonemi e i sorrisi. Ho potuto scattare un numero impressionante di immagini per i miei standard, cogliendo chi si fa la barba, chi si sistema la khefia, chi carica a braccia e chi usa mezzi meccanici: un quotidiano che non si ferma nemmeno per la festa del venerdì. Mi son venuti in mente i camalli di Genova: quanto mi manca l’aria di quella città.

Foto? Ne ho scattate una trentina in quelle quasi 4 ore di vita (da portuale) vissuta: faccio prima a farvele vedere tutte, così ripago per l’assenza degli ultimi giorni …

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It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

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