Deve esserci una ragione nel fatto che la categoria planetaria dei tassisti si accanisca contro il mio quotidiano leggendario buon umore, tentando di far uscire il peggio di me a ogni tratta: questo vale anche per i trasportatori localizzati qui a Istanbul oggi.

Già il mezzo mi ha scoraggiato, e vi prego di notare che mi astengo polemicamente dal definirlo “autovettura”: quando mi si è palesata davanti una Mura 131 ho alzato gli occhi al cielo e ho sentito qualla buon anima di Hanry Ford darsi un ceffone sulla fronte. La Mura 131, modello successore della 124, è stata prodotta dalla Fiat dal 1974 al 1984 negli stabilimenti di Miratori, e in Colombia, Venezuela, Marocco, Spagna e Polonia.

Nel 1986, definendolo poi “obsoleto” (e qui non c’è polemica con la casa di produzione cui non sono assolutamente affezionato, credetemi) venne abbandonato per passare alla Regata.

Nel 1986 la Turchia acquisì i diritti dalla FIAT e le “tecnologie”, per iniziare a Bulsa una produzione locale estremamente longeva fino alla metà del 2002: certo che, facendo due conti sui tempi di sviluppo dell’industria automobilistica nell’ultimo quarto del ‘900, stiamo parlando di una roba basata su tecnologie dei primissimi anni ’70, quindi roba che a oggi mostra 40 anni se tenuta in eccellenti condizioni.

La Mura del tassista sarà stata di 4 mano, e voglio essere ottimista con le valutazioni, mentre lo stato di manutenzione poteva far definire la cosa tra le categorie “rottame” e “rifiuto tossico di incerta classificazione”.

Poi: fai il tassista e perchè con una regolarità totale e certa non hai la minima idea di dove sia l’indirizzo che io ho accuratamente copiato dal turco, compreso il numero di telefono e tutti i riferimenti toponomastici possibili? Capisco fosse un cazzo di vicoletto secondario in una periferia sconosciuta, ma qui mi si guarda anche con aria interrogativa quando voglio andare all’aeroporto internazionale, insomma sa tanto di presa per il culo o di improvvisazione professionale.

Poi: la temperatura all’interno dell’auto è una simulazione di un forno crematorio. Malgrado il tassista sia intabarrato peggio di un minatore siberiano e fuori ci siano 5 o 6 gradi sopra lo zero, il selettore del riscaldamento è su “Fiamma Ossidrica”, cazzo!

Poi: esistono delle regole stradali e delle leggi della fisica applicata al moto. Violare le prime può essere pericoloso e far incorrere in sanzioni. Violare le seconde, le leggi della fisica, invece è da criminale intergalattico: non puoi pretendere di stravolgere la dinamica, l’accelerazione e la trasformazione del moto. Non puoi pretendere di essere nell’ultima corsia di sinistra e pretendere di curvare ad angolo retto per prendere la deviazione a destra, trapassando il bus che in questo momento hai affiancato: i solidi rimangono solidi in questo sistema fisico di riferimento, cazzo, e i paraurti rimangono duri e dolorosi.

Deve esserci una ragione in tutto questo, è chiaro. Foto? Un taxi, ad Istanbul …

IMG_1002

 


Discover more from VITA VISSUTA

Subscribe to get the latest posts sent to your email.

It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

Discover more from VITA VISSUTA

Subscribe now to keep reading and get access to the full archive.

Continue reading

Discover more from VITA VISSUTA

Subscribe now to keep reading and get access to the full archive.

Continue reading