It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way.
I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes.
Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.
Paura!!
Non soffrirai mica di vertigini?
SPIDERWOSHER
Sono convinto che nessuno debba dire: “questo non lo farei mai” o simili, ma ti garantisco che, indipendentemente dal tipo di fune e imbragatura forniti, non lo farei nemmeno per soldi e spero per loro che siano tanti.
Prendono $350/400 al mese…
Non è un gioco di parole, e che probabilmente è una questione di prospettive, o, come diceva il saggio: nel paese dei cechi, quello con un occhio fa il sindaco, ma posso solo immaginare dove inferirei i 350$ al mio datore di lavoro.
Wow! Foto spettacolari!
Adulatrice psicologa!
😉
Ciao Maurizio, oggi mi porto in pari coi tuoi post da un frecciabianca che attraversa la landa veneta, da Zaia verso Maroni ma scenderò da Tosi mio malgrado. Altro che Singapore!
Da quando ti seguo ho iniziato anche io a scattare qualche foto tutti i giorni con una fuji un po’ meno figa della tua (e la Leica a pellicola me la concedo solo per il weekend) ma gli scenari lungo i miei viaggi in treno o in studio e in cantiere dove lavoro sono ben diversi dai tuoi.
Sempre bei post e sempre belle foto.
Grazie per le belle sensazioni!
Grazie di seguirmi e dei complimenti!
Scattare un’immagine quasi tutti i giorni è per me quasi una terapia: mi fa concentrare su qualcosa che sia “altro” dal lavoro, ed è diventata un’abitudine che mi costringe anche ad un approccio più critico.
Sono certo che anche i tuoi viaggi in treno o in cantiere ti offrano ottime opportunità di divertirti con una lente e un sensore o una pellicola: potresti veramente raccontare una serie di storie con dei ritratti … ho visto quello che scatti e mi piace molto!
Pazzesco!
Foto stupende.
Ralf gum – our love is a star
Grazie, adulatore musicofilo!
E’ inquietante trovarsi l’uomo ragno alla finestra, quasi come trovarsi dall’altra parte di un vetro che ti separa da un gigante che ti fa foto.
Lo stipendio che prendono però mi sembra troppo basso per il rischio che corrono ma.. hey, è il mercato baby!
Ogni quanto ti puliscono i vetri?
🙂 in effetti erano sorpresi di vedere un tipo in mutande con due macchine fotografiche al collo 🙂
Le mutande sono il dettaglio che li ha sorpresi. Scendendo dalla finestra devono aver visto cose che noi umani non possiamo immaginare.. 🙂
🙂
E’ comunque un lavoro più divertente di tanti altri: c’é una vecchia canzone di George Formby sul tema: When I’m Cleaning Windows…
Yeah!
Foto fantastiche…
In questi giorni sono un tantino indaffarato ma un commento a queste foto non poteva mancare. Ciao Mau!
Ciao, amico adulatore!
Non mi lamenterò più quando dovrò pulire i vetri qua in Padania 😀
Belle foto!
🙂
Fammi capire…mentre loro pulivano i vetri appesi nel nulla a metri e metri d’altezza, tu hai pure aperto la finestra per fotografarli meglio? 😛
Yes 🙂
Sarà per quello lo sguardo non troppo amichevole del personaggio nella foto 41? Comunque belle foto Mau 🙂
Thanks!