Mi è venuta in mente una canzone mentre, ancora una volta, sono andato a cercare tra Deira e Al Shindagha uno dei pochi ambienti che ritengo “vero” nel Paese dei Castelli di Sabbia. Ho sentito la voce, la chitarra, la genialità di Fabrizio De Andrè, nel brano che chiude Crêuza de mä, parlando di viaggiatori, di naviganti, di marinai che lasciano le proprie donne e il molo di Genova.

D’ä mæ riva, sulu u teu mandillu ciaèu
d’ä mæ riva, ‘nta mæ vitta
u teu fatturisu amàu ‘nta mæ vitta

“Capitano, saddiki, mi accetti a bordo per scattare qualche immagine?” ….

creek 1 creek 9 creek 4

It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

3 Comment on “D’ä mæ riva

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