Ammaino le Asics arancioni

Mi stavano seguendo da un pomeriggio dell’Ottobre scorso a Singapore, e malgrado avessero gia dato inequivocabili segni di cedimento dopo 13 mesi di onorato servizio, facevo veramente fatica a separarmene. Il mio paio di Asics Kayano arancioni erano diventato una sorta di marchio di fabbrica, anche perche non ne avevo visto altri paia in nessuno dei luoghi che ho giurato durante quest’ultimo anno: chiaro che l’unico pirla che ne abbia comprato un paio sia stato io, attirato dal 40% di sconto con cui le proponevano.

I 23 chilometri a piedi di ieri e gli oltre 24 di oggi hanno definitivamente sancito l’abbandono nel momento in cui mi sono trovato dinnanzi a un’altro negozio della marca giapponese di scarpe da running che uso da quasi due decenni.

Sono entrato deciso, fiocinando il commesso più vicino dei due con un “Hi mate, can I get a pair of Kayano 11 D-4?”, e dinnanzi alla sua aria da carpa bollita in salsa alla soia con zenzero e aglio fritto, mi son premurato di aggiungere “Do ya speak english, d’t ya?”. “Very little” mi ha risposto, che traduco dall’inglese-asiatico che si parla nel retail con “meno di tre parole in croce”.

Actors Studio: prendo in mano una mia scarpa e mimo un decesso tragico, terminando con un lancio nel cestino della spazzatura, quindi branco un paio che vedo esposto e lo abbraccio, baciandolo con calore e tirando fuori il mio sorriso più sincero (mi sa che comunque sembravo una yena ridens).

Me ne consegna un primo paio, dopo aver rovistato nel retro bottega: strette sui lati come scarpe da smoking e lunghe almeno 2 numeri più del dovuto. Raccatto il paio vecchio e gli faccio vedere l’etichetta. Mi sorride con un’aria intelligente come quella di un panda che si e’ fatto una decina di giri di martini cocktail, ma, sic et simpliciter, me ne consegna un paio di taglia finalmente perfetta.

Si, lo so, non sono di un colore sobrio manco queste ma non me la sento di andar per il sottile, visto che prevedo di camminare almeno altri 70 chilomenti nei prossimi 3 giorni. Mimo un a incontenibile felicita, che mi fa guadagnare l’omaggio di una maglietta che vedo di taglia XL, appena la scartero’ in albergo scopro che la cami puo’ usarla a fatica e prima dei pasti.

Esco con le scarpe nuove ai piedi (e la schiena ringrazia), e abbandono lo storico paio, non dopo aver chiesto un minuto di costernato silenzio al commesso, che ha eseguito onorando poi le cerimonia con un rigoroso inchino prima verso le scarpe e poi verso di me.

Foto? Metropolitana di Seoul …

9 commenti

  1. E niente foto delle scarpe?

  2. Mutui mi ha preceduta nella domanda… Ma almeno qualche accenno al colore…. 😉
    Buone camminate! 🙂

    1. Azzurro fosforescente rave-party lo definirei …. 😦

      1. “belle” e’ un filo eccessivo … mi eserciterei su aggettivi di comodita’, robustezza, struttura, tecnicita’, etc, ma “belle” proprio …

  3. Mutui? Mannaggia al correttore… Nuzk, ovviamente.. 🙂

  4. Nooooo, erano veramente una leggenda; attendiamo prima o poi una foto delle nuove compagne di avventura al termine di qualche prossima impresa

  5. Le scarpe sportive dovrebbero essere tutte “sprammate” (=dai colori accesi).
    Anche se io sono un fan delle Pegasus…:-)

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