Si, ammetto di avrlo fatto: sono andato a rivedermi la clip di PSY “Gagnam Style” che ha avuto il primato di quasi due miliardi e mezzo di visite su Youtube, inizialmente con l’idea di fotografare gli stessi luoghi di Seoul con il sottoscritto che esponeva trippa e pelata nei ritmi sincopati della danza rap. 

Poi mi son reso conto che forse il mio flash-mob potrebbe creare lo scompiglio tra la popolazione locale: malgrado PSY non sia certo un figurino, vedere un facocero di 120 chili agitarsi sarebbe stato troppo dopo anche la decisione del governo di redigere e ammettere un solo singolo libro di storia nelle scuole della Korea. La cosa, unite a forti motivazioni sulla tutela dei lavoratori, ha portato ieri nuovamente a Seoul in piazza la protesta. 

Il governo di centro-destra ha difatti comunicato lo scarso gradimento (suo, del governo stesso, fatemi precisare che dalla consecuzio potrebbe non essere chiaro) per gli attuali testi accademici presenti nelle scuole del paese, in quanto “scritti ed editi da persone di sinistra e con presenti alcuni errori che è obbligatorio correggere”: quindi non si incoraggia un nuovo studio comparato, ma una edizione “gradita”, che sia l’unica adottata in tutte le scuole del paese. Un indiscutibile inno a pluralismo, dibattito, discussione e libertà di opinione. Cazzo. 

Un ministro ha notato che in alcuni dei testi correntemente adottati l’aggettivo “dittatoriale” riferito al Nord Korea non era presente un numero sufficiente di volte, mentre un altro esponente del governo lamentava il fatto che nessuno dei libri oggi nelle scuole celebrava in modo consono e completo il successo economico del paese, che ha raggiunto democratizzazione e industrializzazione nel più breve tempo della storia. Lacune inconcepibili che, è ovvio, debbano portare ad una sola versione dove le nuove menti koreane possano abbeverarsi con consona e concorde ortodossia. Cazzo, di nuovo. 

Ogni tanto riesco a stupirmi, e dire che ne ho viste tante nella mia vita di vagabondaggio planetario. 

La storia è come una fotografia, la si può scurire, schiarire, la si può correggere nella sua inclinazione, si possono aumentare i dettagli con l’uso dei brodi chimici o digitali, ma non si può cambiare l’immagine stessa né con ritagli né con programmi tipo photoshop: non sarebbe più “vera”. 

Foto di oggi? Appunto, un po’ di uso del bianco e nero in Watch Alley, su vicino al mercato Gwangjang …

   
    
 


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

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