Sono un ricorsivo noioso al cui confronto GB Vico era un jazzista improvvisatore, quinto elemento del quartetto di John Coltrane: questo vale – ovvio – per la maggior parte delle situazioni, con ragionate eccezioni sulle quali evito di soffermarmi per pura decenza.

Una delle aree più noiose è quella dell’abbigliamento: stessa marca e modello di camicie da oltre 25 anni con rari cambi sul colore (bianco o azzurro chiaro), stesso confezionatore di abiti da 30 anni (con rari esperimenti con sarti indiani o pakistani) e spempre grigi con rari momenti in cui oso sul blu scuro poi pentendomene, stesse scarpe “da lavoro” – anche loro da 30 anni – con le quali ci giro anche nel tempo libero. Giro, insomma, sempre vestito allo stesso modo, con rare varianti sulla cravatta.

Il vantaggio della “noia”, che nel mio lavoro poi nobilito chiamandola “disciplina operativa” e mi ci guadagno lo stipendio, è la standardizzazione del processo o del prodotto: questo mi permette talvolta di fare acquisti in rete – conoscendo perfettamente articoli e misure – beneficiando delle migliori condizioni che i singoli mercati offrono. Lo svantaggio, legato anche al viaggiare continuo, è che la vita media dei prodotti si accorcia notevolmente e sono comunque costretto a un rimpiazzo abbastanza frequente.

Acquisto camicie e scarpe soprattutto negli USA il gioendo del Labor Day o il Box Friday (o Thursday che sia, che faccio sempre confusione), e tenendo un occhio mensilmente sugli articoli che vanno in saldo speciale: questo mi permette di vestirmi adeguatamente come il mio mercimonio mi impone, senza pelare la carta di credito su prodotti di fascia media che fanno comunque sentire il loro peso economico.

Ad inizio settimana ho visto che il produttore di scarpe faceva uno sconto del 60% su alcuni articoli: un modello da bravo ragazzo, stringato e lavorato nella tradizione anglo-americana della scarpa durevole, stesso modello di quello che avevo ai piedi e che stava cominciando a implorare un tagliando completo – inclusa risuolatura. Si il colore non era il nero, ma un Burgundy scuro, comunque ortodosso. Quattro click e l’ho comprato: me lo consegnano in una wharehouse di New York e da li me lo spediscono ovunque io sia al mondo con tariffe agevolate. Tutto confermato e in arrivo nel Paese delle Sabbie per metà prossima settimana.

Ricevo qualche ora dopo una mail che mi informa che – purtroppo – il modello e la misura non erano più disponibili, ma per scusarsi del disagio mi invitavano a scegliere qualsiasi altro articolo del loro catalogo, offrendomi lo stesso prezzo. Ho confermato un paio che brillava a $400, pagandolo come promesso $160: customer experience fantastica, comprerò sempre scarpe da loro, a vita!

Foto? Stanotte sono atterrato all’1 di mattina a Dubai e l’aereo ha parcheggiato dalla p[arte opposta al terminal, verso Sharjah. Sono arrivato a passare immigration e custom quasi alle 2 e poi ad arpionare il Caronte che mi doveva portare a casa ad Abu Dhabi. Intorno alle 3 – mentre stavo inquinando le caselle di posta elettronica altrui, recuperando 4 giornate di meeting che mi hanno fatto gonfiare gli arretrati, ho sentito un sommesso “Sorry boss, petrol station, toilet”, seguito dal parcheggio e dall’uscita a razzo dell’autista verso i bagni.

ADNOC Petrol Station, a 40km da Abu Dhabi, 3 di mattina, Leica T …

It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

2 Comment on “La scarpa in rete

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