Il concetto di “precisione nell’orario” è qualcosa che da queste parti viene interpretato in modo abbastanza creativo.

Lasciatemi fare un esempio usando dei luoghi comuni: se uno Svizzero o un Tedesco vi dice che alle 15 sarà da voi, potete vederlo fuori dalla vostra porta alle 14:59 che aspetta 60 secondi per bussare, o trovarvelo mortificato quando – giustificandosi per un reale evento catastrofico – entra alle 15:01.

Quando lavoravo in Italia, ormai 20 anni fa, avevo delle riunioni a Roma e – fissato l’inizio per le 9 – uscivo da casa alle 5:15 e prendevo il volo da Linate delle 6:30,  atterravo a Fiumicino e rischiavo la vita in taxi fino all’EUR, per le 8:30 massimo ero a prendermi un caffè e poi nella sala riunioni. Il primo autoctono si affacciava alle 9:45 dicendomi “Aho, mazza che traf-fico sta-mane, eh? ‘Nnamo a prendere un caffè che sennò num me sve-io?“.

Qui il “Ti consegnamo il tuo tavolo Sabato mattina, alle 9” è un concetto relativo che deve essere letto come “Il tavolo? Si, se dio vuole ti viene consegnato. Quando? Se dio vuole Sabato: tu resta in casa e forse qualcuno ti chiama un’ora prima.” “Ma mi chiamano per avvisarmi della consegna?”. “No, ti chiamano per chiederti quale tavolo devono prendere in magazzino per poi, nel corso del prossimo lustro – sempre se dio vuole – potrebbero consegnartelo anche“.

Le prime volte mi incazzavo, 15 anni fa.

Adesso fa parte di un mio continuum spazio-temporale-culturale che culmina nell’incertezza sulla fragilità del concetto astratto di tempo e il suo legame con quell’inutile orpello definito orologio e chiaramente usato a fini solo prettamente estetici: evito di farmi turbare e continuo dalla mia strada, considerando la cosa un’esperienza culturale da rinnovare a penitenza dei miei numerosi peccati.

Stamani, quindi, alle 9 quando doveva palesarsi un tavolo con allegati 4 o 5 tizi che lo trasportano e un capo che dirige la squadra, sono andato dal mio pusher di gamberoni dell’Oman, giù ad Al Mina, e me ne son presi 4 che in settimana ho ospiti a cena: sono poi passato con calma nella warehouse dove ho acquistato il mobile per farmi dire che – inshallah – per le 15 avrei avuto notizie. Take it easy, Mau (“nun t’agità, fratello” – English lesson #3).

Foto? Fish market stamani …

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It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

7 Comment on ““We will deliver at 9 in the morning”

  1. Pingback: Al Mina Heritage | La vita è bella

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