Dove l’Italia confina con la China

Un breakfast leggero. Tre uova strapazzate, due suole del 46 di bacon, pomodori alla piastra, mezzo chilo di hash-brown e un paio di fette di pane integrale con una generosa cazzuolata di burro sopra, che la scusa “ieri sera non ho cenato, e oggi mi muovo” avrebbe anche giustificato Garrone nel Cuore di De Amicis.

Uscito dall’ostello davanti alla Public Library, sulla 5th, ho preso a sinistra e non mi son più fermato fino a Battery Park, dove tirava una bella brezza tesa e i traghetti imbardavano delle strappate al cui confronto in Coppa America girano sulla classe laser.

Son tornato al mercato organico di Union Square, tappa obbligatoria delle mie camminate NewYorkesi da quasi 40 anni, e ho trovato meno banchetti di un tempo: forse la nuova fronda Trumpista-populista spinge maggiormente verso i 7-11 che verso le bellissime zucche e i cavolini ancora attaccati sul ramo.

Ho tagliato Little Italy, andando a incrociare China Town: qui il romanticismo di quando ci passavo da ragazzetto mi è scomparso, sostituito invece a torme di turisti armati di aste da selfie. Pausa di riflessione davanti a un cappuccino, stufando un attimo da Starbucks per vedere se il mio corner di hamburger esisteva sempre e poi ho arrancato fino a Battery Park.

Montato sul traghetto più per curiosa noia che interesse, ho scoperto di aver fatto la cazzata del weekend nel confondermi con altre migliaia che andavano a salutare Grimilde. Tornato indietro sull’onda della bestemmi a del mal di testa da vento gelido, mi son rifugiato in un vagone d’acciaio della linea 1 (la Rossa), dove una piccola battaglia per i diritti civili – tra il 2004 e il 2009 – ha garantito fosse legale fare fotografie. Sceso sulla 14esima sono andato nel Village, ad onorare il tempio della carne di manzo macinata e pressata a cilindro, aggiungendoci un paio di bicchieri di Landshark Lager gustosa e profumata.

Foto? A casaccio: ne ho scattate una quindicina in tutto …

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13 commenti

  1. Ecco, io sono andata alla coop sotto casa e al parchetto cittadino… Se volevi avvilire la mia giornata… 😜

    1. Ma se allunghi un po’ arrivi fino da queste parti 🙂 …

      1. Domani ci provo

  2. A chi rimpiange NYC bisognerebbe ricordare che la vera America è a casa propria. O sbaglio ?
    Sotto sotto ti invidio, ma lì la prima volta dopo 15 gg non vedevo l’ora di tornarmene indietro.
    Sarà stata la fame, il conto dell’hotel sulla 46 th, l’aver consumato due paia di suole nuove…
    Come va il master di fotografia ??

    1. Non vivrei mai più qui, hai ragione, come hsi ragione sulle suole (piacevolmente) vonsumate e sulla ricerca di cibo che sia più naturale e sano dopo le prime 24 ore dove pensi di avere ancora la capacità digestiva di un quindicenne atletico. Hai anche ragione sul costo della vita (anche se affittando un appartamento si può evitare la sberla dell’hotel): per il musical di ieri ho scucito $136 ed ero nell’ultima fila in platea, schiacciato dentro poltroncine da polli in batteria. NYC è peró una bellissima città che, fuori di Manhattan, diventa anche più vivibile.
      Il master? Ho superato i primi due moduli tecnici, e sono stati un utile ripasso, adesso vediamo se mi fanno diventare Capa nei prossimi 🙂 … di sicuro mi faranno scattare ancora meno immagini (ma spero migliori).
      Un abbraccio! Magari ci si incontra a Milano verso fine mese ….

      1. Forse non saprò spiegarmi bene, ma due cose mi hanno stupito di NYC: la vastità dell’offerta culturale, tra musei, biblioteche, librerie, mostre e la vastità dell’acqua. A Manhattan si ha la perfetta nozione di vivere in mezzo ad una affollattisima e frenetica isola.
        E, malignamente, quanto fossero belle certe ragazze di colore, che uscivano in pausa dagli uffici del Financial District. 🙂

      2. Perchè malignamente? Sono bellissime 🙂

  3. Ciao Mau…. mentre guardavo le tue foto e leggevo il tuo racconto ascoltavo questo pezzo di Willie Nile. Non so se la conosci ma secondo me e’ bellissima e mi piace un sacco come descrive le strade di quella citta’ unica e meravigliosa. Spero ti piaccia 😉 Cheers amico mio…. spero sempre di rivederti prima o poi.

    The Streets of New York (by Willie Nile)

    1. Vado a sentirmela, grazie!
      Un abbraccio

  4. Mau ma visto che sei in loco cosa mi dici dell’elezione di Trump, che aria si respira? 🙂

    1. Sorry, il commento era finito nello spam: si respira aria strana, incerta e incredula … (e qui mi fermo per auto-censura)

      1. Grazie per averlo recuperato 🙂

  5. […] San Francisco è stata la città dove i nostri connazionali hanno rappresentato – secondo un’indagine storica del 2004 – il 18,5% degli europei che sono arrivati: la più alta percentuale in assoluto rispetto a qualsiasi altro gruppo etnico. Negli anni della forte immigrazione italiana negli Stati Uniti dal 1840 allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, i nostri connazionali, spinti da fame, bisogno, desiderio, avventura, disperazione, si sono insediati soprattutto nella zona di North Beach al confine con China Town come succede anche a New York (vedi il mio post di Dicembre “Dove l’Italia Confina con la China“). […]

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