Arturo Di Modica è un artista siciliano, e il suo lavoro più conosciuto è il “Charging Bull“, la statua in bronzo di tre tonnellate posta adesso a Wall Street, nel Financial District di Manhattan. Il lavoro, interamente finanziato dallo scultore, fu piazzato nel Dicembre del 1987 – senza alcun permesso – davanti alla NYSE, e poi spostato nella sua attuale collocazione grazie al supporto popolare.

Il 7 Marzo di quest’anno un’altra statua è stata posta davanti al Toro di Wall Street, la “Fearless Girl” (la Ragazza Senza Paura”, che – con un atteggiamento di sfida – fronteggia il Toro. “Know the power of women in leadership. SHE makes a difference” recita la placca (“Riconosci il potere delle donne della leadership, LEI fa la differenza“), dove l’intelligente messaggio pubblicitario richiama con SHE il simbolo nel mercato NASDAQ di un fondo: la campagna è stata ideata dalla McCann New York.

Adesso Antonio, attraverso i suoi legali, ha richiesto la rimozione della statua della Ragazza davanti al suo Toro, sostenendo sia una violazione del copyright, insomma un uso scorretto della sua proprietà intellettuale (la sua scultura del suo mammifero artiodattilo Bos Taurus). La collocazione della statua della ragazza (inizialmente programmata per rimanere lì per un anno, ma il successo sta spingendo verso la permanenza), “non ha rispettato le procedure per la sua collocazione“.

Artù, siente a mia, la statua tua la ponesti a schifo, senza picare lo permesso? E cossifacendo in nome dell’arte fatta? Mo’ non rompere i cabasisi, fatte il bravo, dai! [tentativo di accento siciliano, datemene atto e leggetelo masticando un cannolo].

Foto? Ovvio, un dettaglio di NYC in Dicembre, a due passi da Wall Street …

 

 


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

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