Lo so, sono oltre 5 settimane che sono scomparso, e al solito qualcuno di voi si preoccupa: stavolta è stata la Prof, al secolo Primula (Qui il suo interessante blog), che mi ha scritto per sapere se fossi ancora in vita: solo che l’ha fatto oltre una decina di gironi (e non è un refuso) fa, ma solo oggi ho rimesso l’inchiostro nella stilografica.

Che ho combinato?

Negli ultimi due mesi sono sceso in miniera a picconare duramente, se mai fosse stato possibile incrementare forza e impegno, e contemporaneamente ho deciso di non prendere nessun sigaro volante per oltre un mese, rinchiudendomi nel Paese dei Castelli di Sabbia: ho alternato nuotate di prima mattina, una dozzina d’ore in miniera tutti i giorni, e delle SUP-pate durante i weekend.

SUP. Si, perché una delle ultime minchiate che mi sono inventato è quella di stare in piedi su una tavola, un po’ più grande di quella che si usa per il surf, e pagaiare come un ossesso a destra a manca: le prime volte si cade. Poi si cade ancora, ma meno spesso e soprattutto si impara a risalire sulla tavola e a rimettersi in piedi senza poi bestemmiare più di tanto.

Me ne vado a spasso tra le mangrovie e i canali della parte interna di Abu Dhabi, visto che aspetto ancora a cimentarmi nelle “white waters” del Golfo Persico, prima di rischiare di trovarmi in Iran a spiegare ai pasdaran che sono una balena pelata che si è spiaggiata: quelli hanno un sense of humor sciita equivalente ai loro cugini sunniti.

Inesistente, se qualcuno no ha capito il sarcasmo.

Quindi lavoro e sport, poco altro.

Tra il “poco” bisogna menzionare che – dopo la religione della Polo Pataccata che avevo fondato mentre ero a Singapore qualche anno fa – dato il Ramadan in corso, mi è stato chiesto se digiunassi e mi unissi poi nella festa dell’inter (la rottura quotidiana del digiuno al calar del sole).

Ho risposto che sono un seguace del Mau-teismo, religione per la quale ogni privazione, dieta o digiuno è da vedersi come peccato mortale.

Can you say it again? Mau-theism? Never heard about that … “, mi è stato risposto da una scettica con la stesso sense of humor di quelli citati sopra, e per la quale il concetto di “sarcasmo e ironia” sono come gli infiniti paralleli sconosciuti nella teoria dei Quanti.

La mia religione si basa sull’immanenza di un tortellino primordiale, sospeso in un mare di Sangiovese, dove il cielo è attraversata da alici fritte …“, ho cominciato a spiegarle, ma poi mi sono messo a ridere convulsamente per la mia idiozia e la cosa è andata in vacca.

Altra nota di cronaca: son passato da Ryu, il folletto giapponese Custode della tradizione della Signora Tedesca a Telemetro, e ne sono uscito con una M10, l’ultima nata della casa che produce macchine fotografiche caratterizzate da un pallino rosso. per diverse settimane non l’ho nemmeno tolta dalla scatola, e questo la dice lunga su quanto io sia incasinato ultimamente.

Oggi l’ho aperta, caricato la batteria e le ho messo un bel Summilux 50 come vetro. Sono uscito nella calura dei 41°c, con un’umidità che mi appannava anche la retina. Nulla da fotografare, in una calore accecante, se non un’auto segno di quanto il prezzo del petrolio sia sceso, e di quanti expatried se ne siano andati da queste parti, magari lasciandosi dietro qualcosa che non stava nel bagaglio a mano.

Foto? Il parcheggio accanto al mio ….


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

13 Comment on “M-10 e Mau-teismo

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