Sempre bello bere un bicchiere assieme

[L’idea del post scritto a quattro mani m’è venuta spontanea, e M. l’ha subito raccolta con un guizzo, scegliendo anche un brano che adoro ] ….

Il bip del messaggio arriva una manciata di minuti dopo esserci salutati, mentre sto sudando per collegare il bluetooth del mio telefono alla BMW in car sharing affittata per il weekend. Stavo pensando esattamente lo stesso, ma non l’ho detto:  sto per scavallare i cinquanta ma quel fondo di timidezza che non mi fa dire certe cose per prima, pur se del tutto innocenti, ogni tanto torna a galla.

Ci siamo incontrati su WP qualche anno fa, io di base a Terni con la Canon, lui nel paese dei castelli di sabbia con una invidiabile collezione di Leica: filosofie diverse, comune passione per la street photography.  Da che vivo a Milano, ogni tanto ci si vede,  in tavolate da un decina di coperti o per un saluto veloce davanti a un bicchiere di rosso o di Spritz. Campari Spritz.

Appuntamento come sempre alla Cooperativa La Liberazione, covo di nostalgici di una sinistra che non esiste più. Lo vedo da lontano, seduto ai tavoli di legno sotto la veranda, impossibile confonderlo con qualcun altro. Mi siedo e ordina anche per me e per il suo amico che sta arrivando. Ancora tre M, la lettera più ricorrente tra le mie amicizie e conoscenze.

Parliamo un po’ di lavoro che siamo pur sempre a Milano, del Summarit su cui gli è scappato il dito qualche giorno fa, dei miei programmi per l’arrampicata del sabato e dei loro per un futuro un po’ meno prossimo, dei figli da poco laureati che stanno muovendo i primi passi da soli. Gli vedo brillare gli occhi quando ne parlano, l’orgoglio per le donne e gli uomini che hanno cresciuto è palpabile.

Ascolto, chiedo, racconto un po’ anche io. Non è scontata come sequenza, succede solo con persone con cui ho qualcosa in comune. Ci salutiamo dopo un’ora e mezza, ci si rivedrà ad uno dei prossimi passaggi da queste parti.

E si, è sempre bello bere un bicchiere assieme.” [321 click]

L’ho vista cambiare: dalla sospettosa diffidenza, al calore di un sorriso. L’ho vista cambiare negli anni e nei mesi. Dal “ciao” distaccato, quasi sospettoso, alla risata aperta. Cazzate che mescolano sogni con pezzi di reale quotidiano.

Scrivere, fotografare, viaggiare, andare in bici e in barca, la montagna: abbiamo aperto i nostri mondi senza bisogno di averne una ragione o un fine, senza la necessità di un motivo, ma con la naturalezza di chi scopre similitudini e diversità, senza alcun fine se non la bellezza del momento. L’ho vista ascoltare attenta, e poi parlare di se stessa, la cosa più difficile possa fare chi ha un cervello e un’anima (e non necessariamente con quest’ordine di importanza).

La mia ricorsività nel frequentare sempre Democratic Republic of Spritz (aka La Liberazione) è maniacale: il sorriso ironico col quale non tenta manco più di propormi alternative è dolcezza e comprensione. Una emigrante capisce un altro emigrante. Adattarsi a un veloce bicchiere con me, di corsa, come alla cena con una banda male assortita di scappati di casa, è un suo dono.

È sempre bello bere un bicchiere assieme” le ho scritto. Il modo semplice di riconoscere la sintonia di oltre un’ora di vita, ambientata in un universo parallelo, fatto di relazioni belle, sincere, disinteressate, pulite.

Un pezzo di musica? Ovvio, la poesia di Cobain …  

Una Foto? Ovvio, i colori della Democratic Republic of Spritz, visti attraverso un Summilux …

Un commento

  1. Mi faccio un sorso di birra alla salute di entrambi!
    Ciao M., Ciao Mau! 🙂

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