Il Souk dei Magi

Melchior era il Re d’Arabia, Caspar il Sultano di Sheba, e Balthazar il Re Di Tarsia ed Egitto: la Bibbia ci racconta che furono guidati dalla coda di una stella cometa, e attraversarono quello che allora si chiamava l’Oriente (l’odierno Middle East), portando come regali l’oro, l’incenso e la mirra, le tre cose all’epoca più preziose.

Mentre l’oro ha mantenuto un valore di riferimento elevato, incenso e mirra (due resine prodotte da arbusti tipici del sud della Penisola Arabica) oggi hanno solo mercati ristretti, quasi dimenticati se non fosse per ricorrenze religiose.

Le tre cose vengono ancora trattate nel mercato piu’ antico del mondo: il Mutrah Souq (o “souk”), nel porto di Muscat.

Ci sono stato numerose volte negli ultimi 20 anni, e ogni volta temo che le navi da crociera, che da qualche anno fanno tappa nel Sultanato scaricando orde di 5/6mila turisti l’una, lo trasformi in un ammasso di paccottaglia.

E’ ancora bello.

Certo non ha il fascino della fine degli anni ’90, ma merita comunque qualche ora, cercando tra le cianfrusaglie ammassate dalle origini più disparate, a ricordo della forte vocazione mercantile dei naviganti di questa parte del mondo che si affaccia direttamente sull’Oceano Indiano, a due passi dal Corno d’Africa: ad esempio valga che Zanzibar (e le sue spezie) e’ un’antica colonia dell’Oman.

Ho raccattato una jar per l’acqua, una volta portata dai cammelli durante le attraversate desertiche, e un divertente salvadanaio in ghisa, che daterei intorno all’inizio del ‘900, probabilmente prodotto in Ethiopia.

Foto? Ovvio, Mutrah Souq ….

14 commenti

  1. Bellissime foto, danno subito un senso di quotidianità, seppur diversa dalla nostra!

    1. Grazie! Si … è uno scorrere di vita, quasi su un altro universo

  2. Ovunque si viaggi nel mondo, la paccottaglia impera.
    E’ desolante.
    L’unica volta che mi si è allargato il cuore è stato sulla 34 th a NYC.
    Ciao vagabondo.
    nb.
    Sono appena reduce da Gerusalemme;
    l’ultima sera sul balcone sentivo dei botti.
    Ho detto a mia moglie. “vieni a vedere i fuochi artificiali”
    “ma non si vede niente!”
    Infatti, era la contraerea.

    1. Si, la 34 è sempre un piacere. Sui botti, anche l’altra settimana a Riyadh il meteo diceva “pioggia di missili” ….

      Ps: sempre bellissia Gerusalemme, vero?

  3. Bellissima ed inquieta.
    Il primo giorno avevo preso una guida per capire la situazione e girare la città, impercorribile con altri mezzi, che non fossero auto o taxi (le linee di bus sono indicate rigorosamente in ebraico, e non sono ancora attezzato).
    Ho scelto un sabra, Avi Goren, ex sergente carrista, decorato nella guerra dello Yom Kippur.
    Ho chiesto ripetutamente di andare nei territori, non ne voleva assolutamente sapere; alla fine mi ha portato a Betlemme con la sua Toyota targata Israele. Appena passato il check point ho capito il perchè, quando siamo stati circondati da un centinaio di palestinesi con la faccia minacciosa.
    Si è ficcato subito dentro un magazzino di un amico, che poi ci ha dato come scorta un arabo cristiano, e ci hanno lasciato andare. Il clima è teso, un poco come nella Berlino del 1988, i palestinesi si sentono in gabbia, e gli israeliani sul piede di guerra.
    Stranieri molto pochi, tranne le solite barcate di giapponesi e cinesi, che, a detta di Avi, non si sa cosa ci vengano a fare, visto che non ne capiscono nulla. E’ meravigliosa la raccolta di reperti archeologici del museo di Israele, e soprattutto la spianata del Tempio, che vale tutto il viaggio.
    Poi ho parcheggiato la moglie (cattoloca oltranzista) e sono andato a vedere le cerimonie dei vari Bar Mitzva. Come assaggio è stato interessantissimo; ci tornerei subito.

    1. Pensa che ho dei Kodachrome scattati lì nel 1978 … un giorno devo tirarli fuori e riguardarmeli!

  4. Mi farebbe piacere vederle, ho sempre da imparare.
    Un poco delle mie (sono solo un dilettante) sono qui:

    cover
    1. Gran belle immagini, sono vive e reali …

    1. Si, sono dei khanjar tradizionali Omaniti.

  5. A proposito delle tue foto, un quesito l’avrei.
    Come diavolo riesci ad ottenere sempre immagini sature e perfettamente esposte ?
    Ho comprato anch’io una Leica ME, un Summicron 50 ed un 35 da Watanabe, ma mi dà sempre foto sottoesposte, e mi costringe tutte e sacrosante le volte a laboriose correzioni con photoshop.
    Di usare il raw non ne parliamo proprio, è oltre la mia abilità e pazienza, poi lo sviluppatore non ce l’ho.

    1. Potrei risponderti con onestà che non lo so.

      ho usato negli ultimi 10 anni 8 diverse Leica M (sia digitali che a pellicola), una Leica Q e una T, una Fuji, una Sony, e un Nikon e ho sempre esposto come volevo la foto venisse, sia su sensore che su diverse pellicole bn e colore.

      Sul digitale uso solo files raw, con Aperture e Lightroom (Photoshop non lo tocco nemmeno), ma una volta impostati i parametri del bianco della specifica macchina fotografica, al massimo vignetto un po’, non toccando nemmeno l’inquadratura …

      Forse é fortuna?

  6. Anna Hope · · Rispondi

    Oggi finalmente mi sono presa una pausa per leggere e guardare.
    Avevo diversi arretrati, il tempo è per me un po’ troppo tiranno ultimamente.
    Mi mancava l’aria che si respira nei tuoi racconti e le immagini a riempire occhi e cuore.
    Ciao Maurizio

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